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E Giovanardi attacca: "Rifarei le chiamate alla prefettura di Modena"

di Francesco Dondi
E Giovanardi attacca: "Rifarei le chiamate alla prefettura di Modena"

Il senatore: «Un mio dovere quel pressing sulla prefettura per Bianchini»

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MODENA. Il senatore Carlo Giovanardi rivendica con forza le telefonate a “martello pneumatico” fatte al Prefetto Di Bari, al Capo di gabinetto della Prefettura, Mario Ventura e ai vertici delle forze dell’ordine per sollecitare le rivalutazioni sulle esclusioni di diverse imprese dalla white list. Le ha fatte per la “Baraldi, la Geco, la Resintec e la Lobello, a cui le interdittive sono state poi revocate”, ma le ha fatte anche per Bianchini e su quelle l’Antimafia sta indagando.

«Rivendico il diritto e il dovere, come Parlamentare - dice - di aver svolto in passato e continuare a svolgere anche in futuro in Parlamento, una mia posizione critica sulla gestione in Emilia Romagna della White list e delle interdittive antimafia, con più atti formali di Sindacato Ispettivo a cui il Governo ha dato risposta condividendo alcune delle mie osservazioni, con interventi specifici sulla materia in Aula. Era mio dovere intervenire poi mi fermo davanti alle inchieste penali perché le interdittive sono solo atti amministrativi. Quelle telefonate le rifarei, perché non saprei di cosa altro interessarmi: questo è il mio territorio».

A Giovanardi però non va giù la definizione, depositata in tribunale negli atti del processo, di “fautore di una inspiegata azione politico-istituzionale”, che “ha certamente contribuito a inasprire gli animi e a creare una cortina di diffidenza e di pressioni sul prefetto di Modena affinché procedesse a restituire il salvacondotto ai Bianchini”. «Ma come si permette un carabiniere di contestare l’opera di un parlamentare? - si domanda - Ci sono degli analfabeti costituzionali».

Su Bianchini invece la replica è secca: «Non ho mai avuto regali dalla famiglia di San Felice, certo li ho ospitati nel mio studio come faccio con altri imprenditori del territorio. Sì, i suoi figli sono venuti da me, mesi dopo gli arresti, per scusarsi della situazione in cui ero stato coinvolto per la disponibilità data all’azienda durante il periodo dell’interdittiva».

Il senatore, infine, svela la denuncia fatta sulla Safi, la società investigativa che aveva incassato 50mila euro dalla F.lli Baraldi e 24mila dai Bianchini per provare a farli rientrare in white list. «Quando ho saputo (non specifica però da chi, ndr) chi erano gli sciacalli della Safi ho fatto subito denuncia al procuratore capo di Modena, Zincani e al colonnello della Finanza, comunicandolo anche in Prefettura. Volevano fare soldi con il terremoto mentre millantavano un credito che non avevano».

 

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