«Il giudice ha escluso la cosca da Finale»
Parte civile soddisfatta. Il difensore Rossi: «Aspettavamo l’assoluzione, ma il castello d’accusa vacilla»
«Per parte del Comune esprimo soddisfazione. Non solo perchè viene legittimata la costituzione di parte civile, ma anche perchè è caduta l’aggravante di aver favorito una associazione mafiosa, segno indiretto che la ’ndrangheta non ha interferito con la vita amministrativa di Finale, come peraltro aveva già certificato la commissione antimafia che ha ispezionato il Comune».
Così l’avvocato Valeria De Biase che con la collega Stefania Sacchetti ha rappresentato il Comune di Finale al processo abbreviato. Il Comune aveva anche chiesto una condanna ad un risarcimento provvisorio (cosiddetto provvisionale), che non è stato concesso, in quanto il giudice Zavaglia lo ha riservato solo alle situazioni nelle quali ha riconosciuto la presenza di una associazione ’ndranghetista.
Il legale di Gerrini, avvocato Pierfrancesco Rossi, sta pensando ad un ricorso dopo la lettura delle motivazioni: «Ci aspettavamo una assoluzione - commenta - Gerrini è convinto in coscienza di avere operato sempre senza alcun interesse, seguendo le indicazioni della giunta. Comunque il castello accusatorio già vacilla: niente aggravante, niente misura interdittiva, niente provvisionale, pena drasticamente ridotta...».
Reazioni positive da parte della Procura: «Complessivamente ha più che tenuto l’ipotesi accusatoria», ha detto il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini. Al termine della lettura della sentenza del Gup nell’aula Bachelet della Corte di Appello, ha abbracciato i Pm titolari dell’indagine e che hanno sostenuto l’accusa, Marco Mescolini (in foto) e Beatrice Ronchi.
Il giudice ha poi assolto i due politici coinvolti, il consigliere provinciale di Fi a Reggio, Giuseppe Pagliani e l’ex assessore di Parma, Giovanni Paolo Bernini, per i quali erano state chieste pesanti condanne. E Bernini ha subito contrattaccato: «È finito un incubo giudiziario, frutto di un accanimento da parte di alcuni pm che preferiscono le conferenze stampa e la delegittimazione delle persone anzichè la ricerca della verità. La scelta dei pm di non indagare alcun amministratore locale o esponenti nazionali del pd in questa inchiesta fa a pugni con le carte giudiziarie agli atti del processo Aemilia e con la realtà emersa in queste settimane».
Per Aemilia: Cgil Cisl Uil è stata «riconosciuta sottrazione di diritti» ai lavoratori sfruttati dalla ’ndrangheta emiliana. (ase)
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