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«Jobs Act? La disoccupazione aumenta»

«Jobs Act? La disoccupazione aumenta»

«Dati negativi per le giovani donne (18% in più inattive), artificiosa la crescita dei contratti a tempo indeterminato»

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«Alla prova dei fatti, il Jobs Act non ha prodotto lavoro. Il 2015 si è caratterizzato più per la trasformazione dei rapporti di lavoro esistenti che per l'aumento della base occupazionale, con una preoccupante zona d'ombra legata alla crescita del tasso di disoccupazione giovanile per le donne. Le auspicate stabilizzazioni, nonostante gli incentivi alle assunzioni, crescono ma non sfondano. Tuttavia, si riduce sensibilmente la precarietà, visto che oltre il 71% delle nuove assunzioni avviene principalmente con tempo determinato e somministrazione, contratti pur sempre a scadenza, ma garantiti dalle tutele del Contratto Collettivo Nazionale». In sintesi queste le conclusioni di Cisl Emilia Romagna nel presentare la propria analisi su criticità e punti di forza del lavoro e dell'occupazione regionale a un anno dall’applicazione del Jobas Act.

«Certo - sottolinea Giorgio Graziani, segretario generale di Cisl Emilia-Romagna - dopo sei anni di continuo calo, in Emilia-Romagna hanno ripreso quota le assunzioni a tempo indeterminato, crescendo, nel 2015, di 61.222 unità rispetto al 2014 e riavvicinandosi ai valori del 2008 (+14.384 rispetto al 2015), tuttavia non dobbiamo nasconderci che le aspettative erano ben altre. Già i primi dati del 2016 dimostrano come tale crescita corra il rischio concreto di rivelarsi totalmente artificiosa e in gran parte dovuta agli incentivi: d'altro canto avevamo detto a più riprese che la riduzione di questi ultimi avrebbe fatto crollare anche le assunzioni. È evidente che per i giovani, specie quelli tra i 25-34 anni (la fascia più sensibile d'ingresso stabile nel mondo del lavoro), la promessa lavoro non è stata mantenuta. Servono investimenti e crescita, non solo nuove regole».

Dati alla mano, la disoccupazione giovanile complessivamente aumenta anche nel 2015, causata da un sorprendente aggravio del problema sulle giovani donne: nel 2015 le disoccupate crescono del 18% (da 22.000 a 26.000) e del 136% rispetto al 2008 (erano 11.000). Mentre, per gli uomini (sempre nella fascia 25-34 anni), i disoccupati diminuiscono del 13%, sebbene siano cresciuti del 151% nel lasso temporale 2008-2015. Va anche detto che il tasso di disoccupazione assoluto è calato dell’1,2% (dall'8,8 del 2014 al 7,6% del 2015), ma non grazie al rapporto virtuoso "meno disoccupazione uguale più occupazione", purtroppo a causa di un aumento dei cosiddetti “scoraggiati".

Oltretutto l'apprendistato segna il passo: un calo del 16% nel 2015 rispetto all'anno precedente. Contrazione probabilmente dovuta alla concorrenza del contratto a tutele crescenti incentivato. «Ad ogni modo - sottolinea Graziani - questa tipologia di contratto rimane tuttora quella preferibile per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro».

Un capitolo a sé meriterebbe il lavoro accessorio per l'esplosione nell'utilizzo che ha avuto specie nell'ultimo biennio, «ed è inutile negare - dice Antonio Amoroso della segreteria regionale Cisl - che il forte ricorso ai voucher (nel solo 2015 sono 14.322.944 quelli venduti e 11.729.110 quelli utilizzati da ben 161.777 emiliano-romagnoli) desta non poche perplessità. Lo strumento va rivisto, bene la tracciabilità, ma non basta».

«Non bastano le regole per creare occupazione - ha concluso Giorgio Graziani - Per stabilizzare realmente i rapporti di lavoro, i contratti a tempo indeterminato (tutele crescenti e apprendistato) devono costare meno degli altri. Gli incentivi non solo vanno ripristinati, ma vanno resi stabili. Per l'occupazione femminile servono interventi con politiche di welfare dedicati. Sulla scia tracciata dal Patto regionale per il lavoro, in sinergia con i patti territoriali, vanno implementate politiche di crescita e di sviluppo. E per l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, è indispensabile modificare l'attuale legge Fornero sulla previdenza».

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