Campogalliano. «Record di pesticida nell’acqua potabile»
Campogalliano. I dati raccolti da “Test-Salvagente”: il temibile glifosato è cinque volte oltre la soglia imposta dalla legge
CAMPOGALLIANO. Quando si parla di glifosato esistono pochi dati certi. Uno è che si tratta del pesticida più utilizzato al mondo: nel 2014 ne sono stati utilizzati 826 milioni di chilogrammi, di cui il 90,4% in ambito agricolo.
Nessun pesticida nella storia umana è stato utilizzato in quantità così massicce.
Ma quando si parla di glifosato le certezze si appannano. La stessa Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, lo definisce come «probabilmente cancerogeno per l’uomo».
Efsa, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, lo ritiene invece innocuo.
Difficile districarsi di fronte a teorie così contrastanti. Senza entrare in questa disputa, la rivista mensile “Il Test-Salvagente” ha effettuato un esame sugli alimenti che finiscono sulle nostre tavole e sull’acqua che esce dai nostri rubinetti.
È quest’ultima analisi, in particolare, ad interessare Campogalliano, perché i dati del paese della bilancia hanno riportato un tasso di Glifosato quasi 5 volte superiore al limite di legge. Nell’acqua raccolta a Campogalliano sono stati trovati 2,3 mcg litro (la soglia limite è di 0,5). Il secondo peggior risultato tra i 26 Comuni italiani scelti come campione (la poco ambita medaglia d’oro è toccata a Brusnengo, in provincia di Biella con 4,6 mcg/litro).
Questi i risultati, che però devono necessariamente essere accompagnati da una considerazione: i dati di “Il Test-Salvagente” non costituiscono uno studio di laboratorio scientifico assoluto e veritiero. Non se ne conoscono le metodologie, né tantomeno si sa se agli esami siano seguite controanalisi nel corso del tempo.
Anche perché il glifosato fa strani scherzi. Il mensile ha analizzato anche diversi alimenti, riscontrando come alcuni lotti fossero contaminati, mentre quelli adiacenti fossero “puliti”: «Una roulette russa», come la definisce il mensile. E si sta parlando, per quanto concerne gli alimenti, di tracce sempre al di sotto del limite di legge: sia che si tratti di cereali (la ricerca ha analizzato i Kellog’s) o di pasta come la Divella o quella a marca Lidl sempre analizzate nel test. E proprio sulla pasta è arrivata la risposta della Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane: «Anche se in tutti gli alimenti che mangiamo quotidianamente ci fossero le quantità massime trovate nei vari campioni analizzati dalla rivista, non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 200 chili di cibo al giorno, per 365 giorni dell’anno. E un essere umano (nei paesi occidentali) ne consuma in media al massimo 3 o 4, compresi i liquidi».
Nel frattempo a Bruxelles la Commissione Europea dovrà decidere se autorizzare o meno per i prossimi anni l’utilizzo del pesticida: le anticipazioni dicono che ci sarà l’ok per un decennio. Un lieve accorciamento rispetto alla scadenza prevista.
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