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Fioresi, artista maratoneta con un futuro negli States

di Filippo Franchini
Fioresi, artista maratoneta con un futuro negli States

Corre per la Podistica Interforze: riconosciuto nella nuova Pop Art italiana, negli Stati Uniti espone e... corre: «Tutto mi serve per emozionarmi davvero»

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Un dettaglio, un particolare. La scintilla nasce sulle Newton Hills, le colline che conducono a Boston, ad una medaglia sognata e, chissà, magari ad una tela capace di cogliere l’essenza di un evento magico.

Tra maratona e arte. Non ci sarebbe da stupirsi se la prossima opera di Stefano Fioresi strizzasse l’occhio alla maratona più antica del mondo, quella di Boston, che dal 1897 racconta storie intrecciando fatica e gloria. Da domenica, anche la sua. Ci sarà da giocare con i colori, liberando la creatività. Normale amministrazione per il poliedrico artista modenese, classe 1965, apprezzato a livello internazionale. E maratoneta per passione. «No, in maratona non nasce il pensiero artistico – ci scherza su Stefano – più che l’ispirazione, la corsa mi consente di fare ordine mentale, magari mettendo a punto i progetti artistici che sono già in cantiere».

Il talento. Progetti come quelli che Fioresi, diplomatosi nel 1983 Maestro d’Arte con specializzazione per la comunicazione pubblicitaria presso l’Istituto d’Arte Venturi di Modena ha esposto in mostra nel 2015 proprio negli States, niente meno che a New York e San Diego. “Self: Portraits of Artists in Their Absence”, presso il “National Academy Museum” di New York, e “Cities of the World, Real and Created” alla “Fallbrook Library” di San Diego. Dotato di grande versatilità espressiva, negli anni è divenuto uno dei principali esponenti della “Nuova Pop Art Italiana”. Scrive di lui Chiara Canali, curatrice di “The Art of Food Valley”, che lo ha ospitato nel 2015 presso la galleria RezArte Contemporanea di Reggio Emilia, definendolo il “flâneur delle metropoli” «L’esperienza urbana attuata da Fioresi attraverso la sua pittura è un’esperienza della città narrata. Una città vissuta, immaginata e desiderata, dove il confine tra realtà e immagine si fa labile».

Il futuro. Nell’ambito dello stesso progetto, Stefano esporrà fino al 15 maggio a Parma presso Palazzo Pigorini, prima di inaugurare “Face to Face” il 21 maggio, sempre a Parma, nel suggestivo scenario di Galleria San Ludovico. Mostra personale in cui protagonista sarà proprio l’autoritratto, sulla scia della recente esperienza newyorchese. «Dovessi scegliere un’istantanea di Boston, quella che più mi è rimasta impressa – svela lo stesso Fioresi, autore di un 3h01’39” da applausi – direi le casette di legno immerse nel bosco, con le famiglie intente a fare il barbecue: una tipica atmosfera alla Edward Hopper».

La corsa. Perché correre a Boston ha un fascino particolare. La partenza da Hopkinton, nel Massachussets, attraverso e cittadine di Ashland, Framingham, Natick e Wellesley, prima di affrontare le 4 colline di Newton, con la mitica Heartbreaking Hill, per entrare finalmente in città e concludere in Copley Square. «E’ una maratona dal percorso difficile, ma decisamente americana sotto il profilo del tifo: l’orgoglio della città di Boston. Amo la corsa, la sensazione di estrema libertà che mi trasmette, che corra su un sentiero di campagna o sull’asfalto di una città. La maratona, poi, è un capitolo a parte: il ritiro del pettorale, l’attesa alla partenza e l’adrenalina alle stelle durante l’ingresso al “corral” assegnato. Poi, negli Stati Uniti, l’inno nazionale, rigorosamente dal vivo e lo sparo. E’ una continua emozione, un'esperienza unica, che solo chi ama questa specialità può comprendere».

La famiglia. I colori del quadro si fanno vividi, se la prima a comprendere e condividere quell’emozione è proprio la compagna di vita di Stefano, Lara Sozio. Runner anche lei. «Averla al mio fianco in queste avventure è fondamentale. Abbiamo iniziato a correre nel gennaio 2010 e senza alcuna preparazione ci siamo iscritti alla mezza di New York di marzo. Dopo il battesimo è arrivata Roma in primavera e in autunno di nuovo New York con la maratona. Nel 2012 Berlino e due anni dopo Atene, sempre insieme. Un anno fa ho firmato il mio personale a Londra (2h55’17”, ndr) mentre Lara lo ha realizzato proprio a Boston, con uno splendido 3h41’22”». Orgogliosi di loro gli amici della Podistica Interforze di Modena, società per cui entrambi gareggiano. Tutti pronti a festeggiare insieme il prossimo traguardo, che sia concludere il circuito delle Big Six o la prossima esposizione a stelle e strisce, chissà, magari proprio a Boston.

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