Presidente Anpi a 30 anni: «Puntiamo sui giovani»
Stefano Barbieri: «Devono capire che la libertà deve essere difesa ogni giorno» Quello di Carpi è uno dei circoli più numerosi a livello nazionale. Le collaborazioni
Stefano Barbieri è nato quarantuno anni dopo la fine della guerra sul territorio italiano. Suo nonno all’epoca aveva 12 anni: troppo giovane per essere partigiano e poter raccontare al futuro nipote la viva storia della Resistenza. Eppure Stefano a soli 30 anni si ritrova presidente dell’Anpi di Carpi, uno dei più importanti circoli nazionali (non a caso l’anno scorso la festa nazionale dei Partigiani si svolse in piazza dei Martiri).
Per quale motivo un giovane dovrebbe iscriversi all’Anpi?
«Per difendere la Repubblica, la Costituzione e tutti quei valori che sono stati alla base della lotta di Liberazione dell’Italia dai nazifascisti».
Risposta impeccabile, ma non crede che la maggioranza dei ragazzi sia un po’ distante da questo impegno sociale?
«Proprio uno dei punti del mio programma è imperniato sulla necessità di fare più iniziative per i giovani, per far loro capire che libertà e democrazia non sono acquisite per sempre e che vanno difese. Vorrei però sottolineare che i ragazzi iscritti all’Anpi non sono pochi, anche se puntiamo a migliorare questo dato».
Quanti sono gli iscritti ufficiali al circolo di Carpi?
«A fine 2015 i tesserati erano 880, un numero tra i più alti in proporzione ai residenti».
Lei è stato eletto presidente superando due concorrenti: c’è stata battaglia?
«Il direttivo ha deciso di convergere su di me con l’accordo di tutti. Uniti siamo una specie di “dream team”, con una rappresentanza intergenerazionale che fa ben sperare per il futuro dell’associazione».
Ci può riassumere in sintesi il suo programma?
«La mia filosofia sarà quella di tenere un occhio al passato, alla nostra storia, e uno al presente per attualizzare il nostro operato e incidere sugli avvenimenti odierni letti attraverso la lente dei nostri valori. Quindi massima attenzione agli eventi politici, economici e sociali che si susseguono ai giorni nostri».
Però, a dire il vero, durante l’anno l’Anpi non si fa sentire molto dalla città...
«Dobbiamo migliorare la nostra attività di comunicazione e creare maggiori sinergie con l’Istituto Storico di Modena e la Fondazione ex Campo. C’è tanto da fare: energia e motivazioni non mancano».
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