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«Vasco ha scelto, il concerto sarà a Modena»

di Davide Berti
«Vasco ha scelto, il concerto sarà a Modena»

Sergio Vistocco, punto di riferimento dei fan del rocker di Zocca: «Non fa le cose a caso, tornerà a “Modena Park”, basta con le polemiche»

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MODENA. Quarantanove concerti, quasi 30 anni di Vascomania, Sergio Vistocco è il punto di riferimento per i fan di Vasco in tutta Italia. Da qualche anno si è trasferito a Modena, ha scritto un libro sul Blasco (“Vasco Rossi, santo ed eroe”), la sua giornata è scandita dal Komandante.

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Siete già in fermento per la data di Modena?

«Sarebbe bello che Vasco programmasse fino al 2028, così saremmo tutti più tranquilli... Scherzi a parte prima pensiamo a Lignano, che è il prossimo evento, poi è chiaro che Modena ha una grande forza, un grande fascino, un grande significato».

Lo dici da modenese adottivo, ma si vede che lo pensi.

«Se io sono a Modena è anche merito di Vasco, quindi io non posso che essere soddisfatto».

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Ti aspettavi questa scelta?

«Modena è stata una bellissima sorpresa, l’ho scoperta come voi quando lo ha annunciato a Roma. E ho pensato: vuoi vedere che mi riprendo moralmente da Avellino? Io seguo Vasco - cherza - e Vasco segue me», ricordando l’organizzazione del concerto di Avellino previsto l’11 settembre 2011 che poi saltò per i problemi di salute del cantante e vide impegnato nell’organizzazione proprio Vistocco.

Gli ambientalisti sono già scesi in campo polemizzando sul luogo.

«Ci sono dappertutto. Li abbiamo avuti anche ad Avellino, ovunque si canti in un parco. Ma Modena penso abbia le spalle larghe».

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Preoccupato?

«Stiamo parlando di una città che ha organizzato tantissimi eventi. La città è quella, l’organizzazione anche. Se Live Nation, se la redazione di Vasco ha scelto Modena, significa che hanno già una risposta pronta a tutto. Ci saranno navette, sicurezza. La preoccupazione è esagerata. Modena non sarà da meno rispetto a nessuna altra data».

Imola si è già fatta avanti per soffiarcelo.

«Quando sento qualcuno che parla così dico sempre che bisogna guardare al senso dell’evento. Vasco lo sta progettando per i 40 anni di carriera. E nulla è lasciato al caso. E poi diciamolo che anche il Parco Ferrari ha un senso...».

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Diciamolo.

«Io ho sudato per sapere dove era il Modena Park della canzone. Non è altro che il Windsor Park, di fronte al Parco Ferrari. Non è che Vasco non sa dove andare. Sceglie. Per tutti questi motivi Vasco deve essere motivo d’orgoglio per Modena».

Come ti sei avvicinato a Vasco?

«È come se avessi iniziato a costruire tutto mattone su mattone. Adesso sono quasi al tetto. Io ascoltavo i Pooh. Fantastici. Un giorno mi imbatto in “Vado al massimo”. E penso: ma questo chi è? Ha stravolto completamente il luogo comune della musica fatta per raccontare amore. Vasco racconta la realtà, racconta la vita. Poi arriva “Colpa d’Alfredo”, “Vita spericolata”, e impazzisco per “C’è chi dice no”. Fino al 1987 la mia vita è andata liscia, era una vita come tante, fatta di gioie e dolori. Poi mi ammalo ai reni, comincio una cura durissima e mentre guarivo iniziavo però a cadere nell’ansia, poi sfociata in una brutta depressione».

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Cosa è successo?

«Era il 1990. Esce Fronte del palco e appena ho iniziato a vedere quel video non ho capito più nulla, impazzito completamente. Lo vedo una, due, tre volte. Butto tutto, via le medicine, vado dallo psicologo e gli dico “quant’è?”. Lui mi dice che non c’è fretta, io gli ripeto che non mi rivedrà più. Torno a casa felice, ridevo. Vasco non è stato un caso. Mi ha fatto del bene. Mi ha guarito. E come me tanti altri, che in tutti questi anni ho incontrato: Vasco ci ha trasmesso la vita. Vasco per me è una religione. È energia che si trasmette tra noi e lui».

Quando lo hai incontrato per la prima volta?

«Era il 23 maggio 2004 a Napoli. Era lì per un raduno. Lo aspettai di notte davanti all’hotel dove arrivai per caso a prendere dei miei amici. C’era Roccia - storico bodyguard - mi fece un cenno. Entrai: foto, autografo, brividi».

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Pensi a Vasco e cosa ti viene in mente?

«È rimasto l’uomo più semplice che c’è, non si è reso conto di quello che fa per noi. La cosa più bella è che se non ci fosse lui tanta gente non si sarebbe conosciuta, tante coppie non si sarebbero formate, tante persone non festeggerebbero. Spero rimanga a lungo e gli chiedo: Vasco, se un giorno i concerti dovessero essere troppo pesanti, sappi che a noi basterà vederti una volta all’anno al balcone, con la tua chitarra, ci dedichi una canzone e rientri».

@dvdberti

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