Banco Emiliano tra perdite e indagini
Bilancio “in rosso” per 11,9 milioni e i due principali ex dirigenti sotto inchiesta per la vicenda degli interessi irregolari
Un bilancio definito dallo stesso presidente uscente, Giuseppe Alai, come il più difficile della storia, con una perdita di 11,9 milioni, la seconda dopo quella di 14 milioni del 2014.
Il cambio di nome, con l’atto di nascita del nuovo Banco Cooperativo Emiliano. E poi le richieste di chiarezza sollevate da alcuni soci, anche sull’esito dell’esposto presentato in Procura, dal quale è scattata la restituzione di 4,5 milioni di euro trattenuti a un migliaio di clienti dell’ormai ex Banca di Cavola e Sassuolo, protagonista della storica operazione di fusione insieme a Banca Reggiana. Sono stati questi i principali argomenti ieri al centro dell’assemblea dei “record” del Banco Emiliano, al padiglione D delle Fiere: quasi 1.500 i soci che hanno partecipato, diventati oltre 2.000 in sede straordinaria, cui se ne sono aggiunti 870 per delega, che con 1.707 voti favorevoli su 1.761 presenti al momento delle votazioni hanno dato il via libera al bilancio 2015 (39 i contrari, 15 gli astenuti).
Un’assemblea della svolta. Non solo per il cambio di nome, approvato con 2.331 voti favorevoli e 14 contrari, e per la riduzione del numero dei componenti del prossimo cda, passato da 13 a 7. Ma anche per la svolta dell’inchiesta della Procura: due gli indagati per truffa in seguito alla presentazione di un esposto del Cda di Banco Emiliano che, come si legge nel bilancio 2015 distribuito ieri ai soci, lo scorso 2 luglio ha presentato denuncia nei confronti dell’ex direttore generale e dell’ex vicedirettore generale dell’ex Banca di Cavola e Sassuolo.
Nel registro degli indagati, il pm Giulia Stignani ha quindi iscritto Guido Tamelli, che aveva rassegnato le proprie dimissioni da direttore generale nel febbraio 2015, dopo la fusione, diventando successivamente ad della Reggiana Calcio, e Marino Bonicelli, che era il suo vice all’ex Cavola. Bonicelli, originario di Toano (Reggio) da un paio di mesi lavora alla Sanfelice 1893 Banca Popolare dove si occupa di formazione.
Raggiunto telefonicamente prima della partita della Reggiana, Tamelli non ha voluto commentare, sostenendo di non sapere nulla della vicenda. Secondo chi ha presentato l’esposto, i 4,5 milioni sarebbero interessi impropriamente incassati dall’ex Cavola dal 2009 al 2013 a seguito di modifiche unilaterali dei tassi, finiti poi a bilancio. Nella relazione consegnata ieri ai soci, uno dei quali ha sventolato nel corso del suo intervento la Gazzetta in assemblea, vengono definiti come «irregolarità». Di qui la decisione di passare alla restituzione.
«Moralità è fare in modo che chi non ha responsabilità non debba pagare per qualcun altro», ha affermato Alai nel corso del suo intervento in relazione a chi chiedeva maggiore chiarezza su più fronti.
Ma, di là dall’esposto, i soci hanno voluto testare lo stato di salute dalla banca dal punto di vista economico, lamentando poche informazioni rispetto al piano strategico 2016-2018. A bilancio, la raccolta complessiva si è attestata a 1,789 miliardi di euro (1,26 miliardi di raccolta diretta, in lieve flessione, e oltre 500 milioni di raccolta indiretta, in sensibile incremento) e 1,078 miliardi di impieghi. Il capitale sociale, contemporaneamente, è salito a 39,5 milioni (+2,06% rispetto al 2014), mentre i soci (che ad oggi ammontano a 20.101 unità), alla fine del 2015 si sono portati a 19.797 rispetto ai 18.587 del 2014, con una crescita di 1.210 unità in un solo anno.
«Si tratta – ha detto Alai – di dati che confermano la solidità, la validità del percorso di crescita, il cui risultato d’esercizio presenta però un valore negativo legato a fattori straordinari che hanno influito sensibilmente sul bilancio». Fra questi Alai ha citato proprio la cifra restituita ai clienti dell’ex Cavola e i quasi 4,3 milioni indirizzati ad interventi di solidarietà interbancaria, con l’aggiunta delle prudenziali svalutazioni su crediti deteriorati.
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