Gazzetta di Modena

Modena

«Anffas, una comunità di 160 famiglie»

di Alfonso Scibona
«Anffas, una comunità di 160 famiglie»

Il presidente della Onlus che da anni è accanto ai disabili: «Di diverso hanno solo i problemi»

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Si moltiplicano le attività della sezione sassolese di Anffas, l’associazione nazionale di famiglie con persone affette da disabilità intellettiva e relazionale. «Facciamo tantissime attività dal lunedì alla domenica – conferma il presidente Ivan Vellani, in carica per il quadriennio 2014-18 - e nel weekend abbiamo iniziato da qualche anno anche le attività serali. La sera ovviamente facciamo più fatica ad organizzare iniziative ma abbiamo un serie di ragazzi e volontari che ci danno una mano e ci permettono di avere tanti bei momenti e fare tanti progetti».

Quante persone fanno capo alla vostra sezione?

«Ad oggi siamo 160 famiglie iscritte, possiamo dire di essere una bella “famiglia allargata”. Anffas è una realtà presente sul territorio molto importante, anche le autorità istituzionali ce lo riconoscono. Facciamo laboratori, feste e raccolta fondi. Sono momenti di aggregazione tra i nostri ragazzi e la comunità. Non vogliamo essere un ghetto, vogliamo portare Anffas all’interno di tutti i momenti pubblici, integrare i nostri ragazzi sempre e comunque».

Le 160 famiglie non sono solo di sassolesi.

«Lavoriamo nei quattro Comuni del comprensorio ceramico, ma abbiamo allargato la competenza agli 8 Comuni del distretto sanitario. Non abbiamo tanti ragazzi nei Comuni montani ma iniziamo ad avere delle presenze. Le stesse istituzioni ci aiutano ad essere presenti. Diamo una risposta sociale anche in tema di aiuto alla comunità e questo ci viene riconosciuto. I volontari lo fanno per un loro aspetto interiore, per sentirsi appagati da questa attività: lo fanno con tanto amore. Così come i nostri operatori: lo fanno con amore, rispetto, abnegazione, non per un mero aspetto economico. C’è serenità grazie a tutte le persone che ci girano: genitori, volontari, operatori e i ragazzi stessi, che cerchiamo sempre di più di rendere autonomi. Infatti non li vogliamo vedere solo come disabili da aiutare, ma come persone. Il ragazzo stesso che ha una sua idea, identità, un suo modo di porsi e pensare, un suo modo di essere. L’Anffas sta portando in giro per l’Italia l’autodeterminazione del disabile: è lui che deve sapere cosa è meglio per lui, è questo che vogliamo trasferire ai nostri ragazzi. In alcuni casi è più facile, in altri più difficile. Oggi si parla di loro come di persone che hanno problemi di diverso tipo che vanno affrontati. I nostri non sono problemi diversi, sono problemi che vanno affrontati nel modo giusto e nel sistema che si userebbe per affrontare i problemi di altri ragazzi».

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