Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Marco Ballotta, highlander dei pali «Io, Modena e il pallone»

Marco Ballotta, highlander dei pali «Io, Modena e il pallone»

Una vita per il calcio costellata anche di record: detiene il primato di longevità per un portiere sia in Champions League che in Serie A. Ha detto basta a 51 anni

6 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Gigi Buffon si è da poco appropriato del record d’imbattibilità in campionato soffiandolo a Sebastiano Rossi. Ma farà fatica ad insidiare quelli detenuti da Marco Ballotta che, a cavallo tra fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, difendendo la porta del Modena ha preso solo 9 gol in un intero campionato. Il nostro è anche primatista di longevità sia in Champions League (43 anni e 9 mesi) che nel campionato italiano (44 anni e 38 giorni).

Portiere classe 1964, Ballotta - nel corso di una trentennale carriera - per nove stagioni ha vestito la maglia numero 1 del Modena anche se non son sempre state rose e fiori. «Ma in assoluto, guardandomi indietro, posso dire di essere un uomo fortunato, senza rimpianti: ho giocato fino a 44 anni, mi sono tolto le soddisfazioni che potevo». Rambo, soprannome che si porta dietro dai tempi di Modena, fino all'anno scorso ha giocato in Eccellenza a Castelvetro. A 51 anni ha deciso di dire basta, “accontentandosi” di giocare centravanti negli Over 35.

Della carriera di Ballotta tanto si è detto e tanto si è scritto, in pochi forse sanno com'è nata. «Ho cominciato a Crespellano, avevo 12 anni, e giocavo sia a calcio - ma non in porta - che a basket. Decisi di smettere per seguire i miei amici appassionati di pallacanestro, ma i dirigenti mi chiesero di continuare. In un incidente stradale morì il portiere della squadra, ero quello che se la cavava meglio coi guantoni e andai in porta». Da quel giorno è iniziata la favola di Ballotta: «Nel nostro girone c'era il Bologna, contro di loro giocai un partitone. Gli osservatori rossoblù mi vennero a vedere anche in un'altra partita, dove però giocavo centravanti. Il visionatore rimase colpito e mi portò al Bologna. Per fare il portiere, però». Grazie ai piedi buoni, a soli 14 anni Ballotta era già un portiere moderno: «Per predisposizione rispetto ai miei coetanei giocavo spesso coi piedi. Quando cambiò la regola del passaggio indietro, anche grandi numeri uno sono andati in difficoltà. Oltre alle mie doti naturali devo ringraziare Taffarel, che a Parma mi ha aiutato ad affinare la tecnica».  

BALLOTTA E IL MODENA Per raccontare il rapporto tra Ballotta e il Modena ci vorrebbe un libro. Anche se di certi dettagli lo stesso diretto interessato ne è venuto a conoscenza a distanza di tempo. . «Solo quattro o cinque anni fa ho saputo com’è avvenuto il mio trasferimento dalla Primavera del Bologna al Modena: un sabato allo Zelocchi si gioca il derby e a vedere c’è Gigi Mascalaito, allenatore dei gialli. Lo impressiono al punto che va immediatamente da Farina per farmi acquistare. Il lunedì successivo mi ritrovo a Modena, scambiato con Tortora. Tutto a mia insaputa».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.13368588:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.13368588:1650035218/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Anche il debutto in prima squadra è qualcosa di speciale: «Nel giorno di San Geminiano viene organizzata un’amichevole contro il Verona campione d’Italia, finisce 3-1 per noi e faccio la mia parte. Da quel giorno divento titolare e l’anno dopo con Mascalaito vinciamo il campionato».

Dopo una salvezza e una promozione, il terzo anno a Modena va male. E Ballotta deve ricominciare tutto da capo: «Sono fatto così, se sbaglio mi rialzo e a testa bassa ricomincio da zero».

L’anno d’oro di Ballotta a Modena è quello della stagione 89-90. I gialli di Ulivieri vincono il campionato di C1 e Rambo incassa 9 gol in 34 partite, record assoluto per il minor numero gol di subiti in un campionato professionistico italiano: «Stagione strepitosa, con un solo gol preso al Braglia, perdipiù su autorete. La particolarità è stata prendere cinque di quelle nove reti in sole due partite».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.13368586:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.13368586:1650035218/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Quella stagione rappresenta il trampolino di lancio per la carriera di Ballotta, al quale si spalancano le porte della serie A. Che da piccolo aveva sognato guardando i poster del suo idolo Zoff appeso in cameretta: «Da bimbo tifavo Juventus - confessa - poi, giocandoci contro, ho smesso...».

UNA CARRIERA AL TOP Cesena, Parma, Brescia, Reggiana, Lazio, Inter, ancora Modena, Treviso e gran finale alla Lazio le tappe della sua lunga carriera. In mezzo tanti successi, tra alti e bassi. E diversi record: «Nulla viene per caso. Ho sempre fatto vita da atleta e gli stimoli non mi sono mai mancati in ogni categoria. Al di là delle qualità conta essere al posto giusto nel momento giusto e fare le cose seriamente. Ragionando anno per anno». Non a caso Ballotta ha vinto anche tra i dilettanti: «Nel 2008-2009 a Calcara ho segnato 24 gol in 37 partite salendo in Promozione, sono stato promosso anche a San Cesario ma in porta, nonostante non ci volessi giocare. Mi hanno convinto lasciandomi tirare punizioni e rigori. Dopo una nuova parentesi a Calcara ho giocato tra i pali nel Castelvetro in Eccellenza fino a 51 anni. Ora alleno i portieri del settore giovanile e mi diverto nel campionato Over 35».

IL FUTURO Cosa farà Ballotta da grande? «Alla mia età è tardi per iniziare la carriera di allenatore, mi vedo più come dirigente».

Esperienza che ha provato nel 2008 al Modena ma è durata 35 giorni: «Venivo da un’ottima stagione alla Lazio e forse avrei potuto anche continuare nonostante avessi 44 anni. Amadei mi chiama proponendomi il ruolo di direttore generale nel Modena. Un’esperienza che dura poco, i piani per il futuro non erano quelli preventivati. C’era la possibilità di fare una squadra competitiva, prendo accordi con giocatori di un certo livello della Lazio ma alla fine Amadei ferma tutto. Non c’erano più idee comuni, meglio lasciarsi».

UN 2004 SFORTUNATO, Alcuni tifosi del Modena non perdonano a Ballotta quanto avvenuto nel 2004, stagione dell’ultima retrocessione: «Non ho nulla da nascondere. C’è stata una concomitanza di errori, non è possibile che sia un solo giocatore a determinare il destino di una squadra e di una società. Quell’anno non sono mai stato ascoltato dalla proprietà».

«Il rapporto con Malesani inizia bene - racconta - poi a febbraio, in coincidenza con il momento negativo della squadra, lui mi mette fuori squadra senza spiegazioni. Avevo 40 anni, ero il capitano, bastava dirlo in faccia. Per farmi fuori Malesani si presenta un martedì con la foto della barriera di Udine “trafitta” da Iaquinta. Per lui è colpa mia, ma è un pretesto. La domenica sera vado in tv ed esprimo il mio disappunto da punto di vista umano. Malesani vuole chiarimenti, ci chiudiamo nello spogliatoio e volano parole grosse. I risultati continuano a non venire e io sono fisso in panchina. Siccome è sempre colpa mia, sia le sconfitte che le turbolenze nello spogliatoio, mi dico pronto ad andare a casa ma la squadra si oppone. Cambia il mister, io caldeggio Pulga, che era alla Primavera, ma alla fine arriva Bellotto, una scelta che tuttora non ho compreso. Com’è finita lo sapete tutti. Ma io sono sempre stato nell’occhio dei ciclone, accusato anche di dare indicazioni dalla panchina al posto di Bellotto. In realtà lo facevo anche alla Lazio ai tempi di Eriksson: nessuna insubordinazione, davo solo una mano. E, giuro, non ho mai fatto la formazione».

Stefano Aravecchia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google