I comitati “No fusione” depositano 2410 firme
VIGNOLA. I comitati “No fusione” di Marano e Spilamberto hanno consegnato venerdì scorso al presidente dell’Unione Terre di Castelli, Mauro Smeraldi, le firme delle petizioni raccolte nelle loro...
VIGNOLA. I comitati “No fusione” di Marano e Spilamberto hanno consegnato venerdì scorso al presidente dell’Unione Terre di Castelli, Mauro Smeraldi, le firme delle petizioni raccolte nelle loro realtà locali. In particolare, 2.170 firme sono state raccolte a Spilamberto e 240 a Marano. «Le due petizioni, in sostanza - spiegano i comitati - sostengono le tesi anti fusioniste e sono contrarie alla liquidazione dei municipi. Nella petizione si rivendicano l’orgoglio di essere cittadini di comunità plurisecolari e la consapevolezza che la dimensione dei nostri Comuni è ottimale per qualità della vita e dei servizi, il cui costo, pro-capite, è più basso sia rispetto ai comuni piccolissimi, sia a quelli medio-grandi (i comitati fanno riferimento a due studi effettuati in proposito, uno ministeriale e uno regionale, ndr). La petizione auspica - proseguono i promotori - che i nostri figli non debbano vivere in comunità grigie e disanimate, con centri abitati trasformati in dormitori senza volto e senza storia. Per questo i comitati chiedono all’Unione Terre di Castelli di fermarsi. I Comitati chiedono che venga rispettata la volontà dei cittadini e, qualora anche in un singolo Comune vinca il no nei referendum consultivi regionali, di non procedere alla fusione di quel Comune. I Comitati, infatti, non vorrebbero trovarsi nella condizione di Valsamoggia, dove Bazzano e Savignano hanno votato no, ma sono stati fusi lo stesso. Il clima dell’incontro è stato cordiale ed improntato all’ascolto ed al rispetto reciproco».
Il presidente Smeraldi, nel confermare la sua propensione alla fusione dei Comuni, ha detto: «Alla Regione abbiamo già chiesto di fare chiarezza sul come interpretare gli esiti del referendum. Non ci sarà un Valsamoggia bis, dove due Comuni su cinque sono stati fusi contro la loro volontà. La Regione deve garantirci che il “no” di un solo Comune lo escluderebbe, altrimenti non se ne fa niente».
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