Francesca Corrado: «Scelte di vita, istinto e tenacia»
La scelta di trasferirsi a Modena per studiare, poi la decisione di rimanere tra corsi di formazione e la presidenza dei Giovani di Confcooperative e di Play Res
MODENA «La mia storia si basa su diversi capisaldi, uno di questi è l'istinto. Sono nata a Crotone, una non sempre ridente città della Calabria, dove ho vissuto un'infanzia felice fatta di famiglia, amici, mare, sole e pane al pomodoro. Ma anche studio e sport».
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Francesca Corrado si è trasferita a Modena per studiare.
«Dalla scelta della facoltà, Economia presa d'impulso dopo aver letto Marx, alla scelta della città, Modena, la prima nella lista della guida allo studente, passando per il dottorato in Storia del Pensiero Economico, ho sempre seguito l'istinto andando contro corrente, contro il desiderio dei miei genitori e talvolta contro la logica comune. Ma ho sempre avuto la presunzione che in un modo o nell'altro, tutto sarebbe andato bene se avessi seguito il mio istinto».
Il viaggio e il cambiamento sono costanti nella vita di Francesca che ci parla di identità e ricordi. «Quando a mia madre chiedono che lavoro faccio, lei risponde: lavora al pc, risponde al telefono. Per lei e le mie amiche sono una centralinista a tempo pieno: vedo gente, rispondo alle chiamate, invio mail tutti i giorni a tutte le ore. In una società liquida come la nostra, in cui anche il concetto di lavoro ha perso i suoi contorni un tempo ben definiti, è più difficile essere inquadrati all'interno di un'unica etichetta».
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Francesca ha fatto la ricercatrice, ha insegnato a Economia, fa formazione in ambito di responsabilità sociale d'impresa, organizza corsi di formazione, eventi culturali, convegni anche in qualità di presidente dei Giovani di Confcooperative e di componente del Comitato per l'Imprenditoria Giovanile, ed è presidente di Play Res, una realtà che si occupa di ricerca e promozione del gioco in tutte le sue forme.
"Quindi continuo a dare a mia madre materiale per essere confusa. Ora risponde: mia figlia non lavora, gioca! - sorride Francesca - La malattia di mio padre, l'Alzheimer, mi ha aiutato a capire che la nostra identità è fatta di tanti piccoli puzzle in continuo divenire; conta in ogni istante fare ciò che si ama e conservarne il ricordo. Il mio più grande difetto è stato aspirare alla perfezione: esercizio complicato perché ti porta a rivedere costantemente quello che fai tu e che fanno gli altri».
«Ho capito - conclude - che la perfezione non esiste, tutto è perfettibile; e in fondo la perfezione è noiosa. Il fare ti espone a due rischi: l'errore e la critica altrui. La mia terza storia la chiamerei Perfezione e Fallimento. Credo di aver commesso errori che mi hanno portato a fallire, a rompere delle relazioni, a rivedere delle collaborazioni. È difficile unire i punti della propria vita mentre la si sta percorrendo. Ma l'importante, per me, è percorrere la propria strada nella certezza che nonostante le perdite e le sconfitte, c'è sempre da aspettarsi una nuova conquista, una nuova opportunità, un nuovo inizio».
Laura Solieri
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