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Modena, gli spacci aziendali dopo la crisi: abbigliamento e calzature Ecco le isole felici nel commercio

Maria Vittoria Melchioni
Modena, gli spacci aziendali dopo la crisi: abbigliamento e calzature Ecco le isole felici nel commercio

La tradizionale boutique monomarca resiste alla pressante concorrenza di outlet ed e-commerce Da produzione all’ingrosso. Segno positivo per il settore adulti, dati buoni per quello “kids”

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MODENA. Dopo aver presentato i dati relativi alla produzione nel nostro distretto tessile, passiamo questa settimana a tastare il polso al commercio, alle vetrine nelle quali le nostri grandi capacità artigianali e creative si mettono in mostra.

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Grazie agli studi di Cna e Camera di Commercio abbiamo un quadro molto preciso di come sia la realtà delle nostre attività commerciali e, anche in questo caso, non sono dati che lasciano ben sperare. Ogni settimana la geografia del commercio al dettaglio nelle nostre città cambia a causa della chiusura di negozi, alcuni storici e altri che non hanno raggiunto l'anno di vita. Sicuramente alla base di questa crisi generale dei consumi di eccezionale gravità, data la durata (dal 2008) e la portata (oltre 300 attività hanno abbassato la serranda per sempre in questi anni), c'è lo scarso potere d'acquisto esercitato delle famiglie italiane vessate dalle tasse. La pressione fiscale che in questi anni ha oscillato tra il 43% e il 42,6% sta costringendo i modenesi (e gli italiani in generale) a rivedere il proprio stile di vita e ad indirizzarsi sempre di più verso le catene “low cost” tutte di proprietà estera.

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La tabella qui a lato riporta i dati relativi ad alcune delle principali voci del commercio all'ingrosso e di quello al dettaglio che hanno segnato variazioni significative da settembre 2010 a settembre 2015. I dati in positivo sono quelli riguardanti la vendita al dettaglio di pelli e cuoio, settore antico che fino all'800 era molto florido su tutto il territorio provinciale grazie alla grande presenza di bestiame allevato a fini alimentari. Il settore che ha fatto segnare il dato più sorprendente in positivo è quello della vendita all'ingrosso di abbigliamento e calzature che è passato da 97 addetti nel 2010 ai 1.625 del 2015.

Una discreta crescita si è registrata anche per il commercio al dettaglio di abbigliamento per adulti che a fronte di 164 attività e 316 addetti nel 2010, ne presenta 266 e 554 nel 2015. Nella varietà di questo settore, il dettaglio tradizionale (la boutique o il negozio multimarca) domina ancora il mercato, le catene vedono aumentare di poco la loro quota; la grande distribuzione (i supermercati con reparto abbigliamento) sono in lieve calo mentre è in costante crescita il commercio ambulante.

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Gli outlet, dopo un boom dei primi anni del 2000, hanno bloccato la propria crescita a causa principalmente della grande concorrenza che si fanno tra loro. Con segno positivo anche le attività dedicate al commercio all'ingrosso e al dettaglio di abbigliamento per bambini, anche se i reparti baby e kids delle grande catene low cost esercitano una concorrenza quasi spietata nei confronti delle boutique multibrand, che sono costrette a presentare una prezzistica più elevata spesso corrispondente ad una qualità più elevata di prodotto. Equivalenza che, purtroppo, non basta a giustificare un acquisto di un capo che verrà usato per poco tempo dato che i bambini sono costantemente in crescita. Curiosità: le attività di riparazione e messa in misura dei capi d'abbigliamento sono quasi tutte in gestione ai cinesi, così come le tintorie.

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