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«Prima sono arrivati gli scavi, poi i lavori»

«Prima sono arrivati gli scavi, poi i lavori»

Malnati risponde alle perplessità dei cittadini sulla poca visibilità data al ritrovamento di Colombaro

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FORMIGINE. Prima dell’inizio dei lavori per il centro giovani, lo scavo archeologico era già stato rinvenuto. Parola di Luigi Malnati, soprintendete archeologico, intervenuto per fugare i dubbi e dissipare la coltre di nebbia che le perplessità di alcuni cittadini, raccolte dal Movimento 5 Stelle, avevano creato oscurando in parte il ritrovamento di Colombaro. I pentastellati avevano messo evidenziato come «qualche residente» aveva «sollevato il dubbio che non si volesse dare troppo risalto al ritrovamento per non bloccare i lavori della ditta che ha vinto l'appalto».

Invece la verità che porta il soprintendete è un’altra: «Il rinvenimento non è avvenuto durante i lavori per la realizzazione del centro giovani - spiega Malnati - ma prima del loro inizio, nel corso delle indagini archeologiche preliminari prescritte ai primi di marzo dalla soprintendenza, nell’ambito delle normali attività di archeologia preventiva. Si è trattato quindi di un’azione programmata, fondata anche sull’attenzione che il Comune di Formigine rivolge alla tutela dei resti archeologici del territorio. Le attività di scavo sono condotte sul campo dalla ditta ArcheoModena sotto la direzione scientifica della Soprintendenza». Insomma: nessun tentavo di far passare sottovoce il ritrovamento per non danneggiare la ditta costruttrice.

Non solo: visto che l’area d’indagine è vicina alla Chiesa di San Giacomo Maggiore, pieve risalente al XII secolo, il soprintendente dà delle spiegazione più approfondite sulle strutture murarie rinvenute: «I muri in ciottoli fluviali sono di epoca basso-medievale» e potrebbero appartenere «alle fondamenta di un ampio complesso architettonico, forse monastico, collegato alla chiesa, e una fornace per laterizi, presumibilmente di epoca rinascimentale, con camera di cottura rettangolare, provvista di sei bocche per l’inserimento del combustibile». Una ricostruzione, quella dell’intero perimetro, che rimarrà però ipotetica vista «la massiccia opera di demolizione subita in antico dalle strutture murarie».

Ma il soprintendete lancia anche un monito alle amministrazioni: «Gli enti che vorranno accollarsi l’onere della valorizzazione del sito, dovranno mettere in atto oculate scelte progettuali e valutare attentamente le loro implicazioni economiche a lungo termine, per evitare che nel giro di pochi anni venga distrutto ciò che si voleva tutelare». (an.pe)

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