«I problemi? I voucher e i giovani disoccupati»
Il ricercatore Sassatelli: «Qui si preferiscono ancora lavoratori di una certa età e c’è il record negativo nelle modalità di retribuzione. Produttività modesta»
«A Modena si continuano a preferire lavoratori di una certa esperienza e di una certa età». Il ricercatore Marco Sassatelli ha offerto uno spaccato dell’Osservatorio Ires-Cgil su economia e lavoro a Modena.
La nona edizione dello studio contiene molti chiaroscuri e più tinte fosche che colori vividi. Il primo punto critico riguarda i giovani. La loro presenza sul mercato è calata del 27 per cento dal 2001 al 2015.
I problemi maggiori si registrano nelle piccole «e piccolissime» aziende, in cui gli imprenditori hanno ancora meno propensione a puntare su chi è alle prime armi.
Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ha già lanciato la sfida: arrivare al 31 dicembre con meno del 7% di disoccupazione. Possibile? «È un obiettivo raggiungibile - ha risposto il ricercatore - perché la disoccupazione è in forte calo e l’occupazione è in crescita. Tuttavia, l’occupazione deve essere stabile. I nuovi strumenti (del Jobs Act) hanno prodotto la crescita del lavoro a tempo indeterminato e la stabilizzazione del lavoro a tempo determinato. Resta però la necessità, soprattutto per il sistema modenese, di avere un mercato del lavoro flessibile».
Un “nemico” è rappresentato dai voucher. Una modalità di retribuzione di cui Modena detiene il primato regionale. Lo scorso anno nella nostra provincia ne sono stai venduti 1.688.000, quasi un quinto (19,2%) di tutti quelli dati in Emilia Romagna.
In media, ogni occupato modenese ne ha ricevuto uno in più di quanto accada in regione (5,59 contro 4,58). Gli occupati sono cresciuti di 1.791 unità dal 2014 al 2015. C’è ancora molta differenza di genere: per ogni sei nuove assunzioni, appena una riguarda una donna. Una realtà confermata dai dati sulla disoccupazione: circa 2.300 delle oltre 2.500 persone senza lavoro in meno sono uomini.
Come s’inizia a lavorare? La modalità più diffusa restano i tempi determinati, sostanzialmente stabili: dai 70.787 del 2014 s’è passati ai 70.852 dello scorso anno. Gli indeterminati balzano da 15.599 a 25.007. Dall’altra parte, gli apprendistati calano da 4.162 a 3.508. Nel complesso, gli avviamenti sono cresciuti (da 126.489 a 135.979).
«Avrebbero dovuto garantire una crescita anche sotto il profilo del ringiovanimento - ha commentato Sassatelli - ma i dati non lo confermano. Il modello di avviamento tende a ripercorrere lo stesso modello della popolazione».
C’è di più. «La produttività modenese è inferiore a quella regionale - ha spiegato Sassatelli - in particolare per quanto riguarda i servizi e l’agricoltura». Nei settori dell’attività economica il divario è evidente. Dal 2010 al 2015, infatti, a Modena si registra un -2,1 per cento mentre in regione c’è stato un aumento dell’1,6 per cento. L’industria è il traino verso l’alto: 10 per cento nel nostro territorio contro la media regionale del 5,3; il valore complessivo risente della flessione delle costruzioni, molto più forte nel Modenese (-22,1 per cento) rispetto alla media (-3,6 per cento).
Il «salvagente» delle esportazioni? L’incremento (3,5%) è stato ben inferiore rispetto al 2014 (6,2 per cento). Inoltre il valore è più basso anche della media regionale (4,3 per cento nel 2014, 4,4 per cento nel 2015). A risentirne, soprattutto, la moda (-3,3 per cento lo scorso anno), mentre fa controtendenza l’agroindustria (6,2 per cento). Si esporta di più fuori dalla zona euro (5,3 per cento di crescita) e in America settentrionale (9,9 per cento in più).
Gabriele Farina
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