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L’Iran negli scatti del “foto-camminatore”

Andrea Belluti viaggia a piedi e con i mezzi pubblici: «Così immortalo le diverse culture del mondo»

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Il carpigiano Andrea Belluti ha deciso da qualche anno di abbinare le sue due passioni più grandi e di trasformarle in un racconto. Belluti si definisce un “fotografo camminatore”, perché, quando raggiunge le varie mete del mondo che decide di immortalare con il suo obiettivo, si sposta a piedi o facendo uso di mezzi pubblici, immergendosi, quindi, completamente nella vita del posto che visita. La destinazione raggiunta da Andrea da qualche giorno è l’Iran, dove questo “fotografo camminatore” si sta addentrando nel fascino di città quali Yazd o della foresta di Badgir.

Belluti, inoltre, tiene un diario di bordo, il blog gallinainfuga.altervista.org in cui racconta la sua esperienza, corredata dalle sue immagini: «Il viaggio e la fotografia sono le mie due passioni, che mi danno la possibilità di cogliere gli aspetti più intimi di culture così differenti dalla nostra, dei luoghi e delle situazioni che si pongono di fronte a me, durante quel grande cammino che è il viaggio. Breve o lungo, distante o vicino il viaggio significa tagliare le corde che ci legano alle cose conosciute: significa crescere, sfidarsi, e la fotografia è riflessione postuma sugli occhi, le mani, i sorrisi e le lacrime che hai incrociato. Osmosi continua dunque, tra l’una e l’altra passione; ricerca del dettaglio, del particolare che sappia trasmettere l’emozione che rimane sotto pelle, che rimane per sempre. Questo è quello che sono: un raccoglitore di dettagli, di piccole storie, di pezzi di vita. Con i suoi vicoli tortuosi, Yazd rimane una delle città più interessanti da visitare, incastonata tra i due grandi deserti iraniani. Il centro storico è un labirinto e c’è il rischio di perdersi facilmente ma anche con piacere, se ci si adegua ai ritmi locali. Sono molte le dimore storiche restaurate trasformate in hotel dal sapore esotico: si possono passare pomeriggi interi, durante le ore più calde a bere the, per poi riprendere la visita dei bazaar durante le ore serali. Oltre al fatto che è buona consuetudine da parte degli iraniani nei confronti dei viaggiatori stranieri il conversare e lo stare assieme, se si è ben disposti. Un’abitudine che vorrei volentieri importare. La prossima tappa - conclude Andrea Belluti - sarà Shiraz». (s.a.)

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