Gazzetta di Modena

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Casa decrepita a Modena: risparmio energetico bocciato in nome del “decoro”

di Carlo Gregori
Cappotto termico
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Cappotto termico

Non può installare il “cappotto termico” nell’appartamento perché deturperebbe la facciata di un palazzo malridotto: il giudice civile ha chiuso la causa riconoscendo che non era accaduto nulla ma il suo perito ha relazionato che i lavori per il  risparmio energetico compromettereberro l'aspetto del palazzo e quindi non vanno fatti. Il proprietario incredulo: "Sono l'unico in Europa che non può accedere a un miglioramento energetico"

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MODENA. È meglio il decoro di una casa o il risparmio energetico? È questo dubbio che ha diviso due cugini proprietari di una vecchia palazzina a tre piani di Modena: Mirco M., al terzo piano, voleva ristrutturare il suo piano con il cosiddetto “cappotto termico” che permette di abbattere i consumi di gas, ma il cugino non ne voleva sapere in alcun modo in nome del “decoro architettonico”.

Siccome Mirco aveva ottenuto anche la concessione dal Comune per fare i lavori nella sua proprietà, il cugino si è rivolto al giudice e ora, dopo due anni, il giudice ha concluso la causa stabilendo che, non essendo accaduto niente, Mirco non ha nessuna “colpa” e che il cugino deve pagare tutte le spese processuali. C’è un però, come si dice: il consulente tecnico del giudice ha stabilito nella sua perizia che in questo caso prevale il decoro sul risparmio energetico. Una decisione che a Mirco non va giù: «Sono l’unico in tutta Europa che chiede di accedere al risparmio energetico e non può. Qui si preferisce il decoro nel degrado al risparmio energetico», commenta amareggiato.

Mirco abita in una casa che sui stesso definisce “una delle più vecchie e brutte di Modena”, una casa a suo dire decrepita che si trova in una strada laterale di via Luosi, a San Faustino. Non solo, il suo appartamento, al terzo e ultimo piano, ha una classe energetica G e non ha mai subito una ristrutturazione.

Così pensa che è arrivato il momento del “cappotto termico”: in modo documentato, avrebbe così ottenuto un grado più elevato di classe energetica e un risparmio energetico di 563 metri cubi di gas all’anno. Oltre agli sgravi fiscali.

Il cugino non ne vuole sapere. Mirco chiede e ottiene dal Comune un concessione almeno per coibentare ad anello il suo appartamento. Ma il cugino va per vie legali citandolo per “alterazione del decoro architettonico”.

Spiega Mirco: «Parliamo di una palazzina costruita nel 1949 mal manutenuta, mai ristrutturata e senza alcun vincolo architettonico. Una delle case più degradate della città».

Il giudice avvia la causa e poi decide che, essendo insanabile il contrasto tra cugini anche a fronte di un tentativo di conciliazione, è necessaria la consulenza di un perito. Ma sarà proprio il perito a dare la delusione maggiore a Mirco.

«Il perito, pur stabilendo che il fabbricato ha una qualità edificatoria modesta e versa in condizioni di non accurata manutenzione, ha affermato che la realizzazione del “cappotto termico”, incidendo sul decoro architettonico del fabbricato, avrebbe comportato una diminuzione del valore economico delle singole unità abitative.

In questa valutazione (relativa alla diminuzione del valore economico delle singole unità abitative) il perito incaricato dal Tribunale non ha preso in nessuna considerazione il discorso del risparmio energetico e della nuova classe energetica che avrebbe avuto il mio appartamento così ristrutturato, né gli incentivi statali previsti per tali tipi di interventi. Il perito non ha fatto neanche una distinzione sul valore che avrebbe avuto il mio appartamento con la realizzazione del “cappotto termico” e quello che avrebbero avuto i restanti due, privi del cappotto termico”, spiega Mirco.

Il giudice ha chiuso la causa riconoscendo che non era avvenuto nulla: Mirco era rimasto a livello di intenzioni, non c’era stata nessuna alterazione nell’edificio.

Il cugino dovrà pagare le spese giudiziarie, ma a lui resta l‘amaro in bocca: «Trovo assurdo che a Modena, in una delle zone più inquinate d’ Europa, un perito incaricato dal Tribunale giunga a tali conclusioni ed ometta qualsiasi valutazione in relazione al risparmio energetico che comporta un intervento di realizzazione del cappotto termico, peraltro incentivato dallo Sato Italiano. Purtroppo mi sono scontrato con una realtà dove si viene giudicati da certi periti di tribunale privi di sensibilità riguardo al risparmio energetico ed alla migliore qualità della vita di tutti».

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