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Rossi: «I soldi alle onlus A noi non arrivava niente»

di Carlo Gregori
Rossi: «I soldi alle onlus A noi non arrivava niente»

Il cardiologo racconta del colloquio con il neodirettore di Emodinamica Sangiorgi «Mi spiegò che le case biomedicali girano lì i contributi ai medici di riferimento»

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Caso Cardiologia: l’udienza di ieri è stata monopolizzata dalla deposizione di sei ore del professor Rosario Rossi, “grande accusatore”, il cardiologo che era a capo dell’Emodinamica del Policlinico prima del professor Massimo Sangiorgi - principale accusato nell’inchiesta “Camici sporchi” - e suo successore. La deposizione di Rossi era molto attesa perché - anche se inizialmente indagato per abuso d’ufficio per un concorso, posizione poi archiviata - nei suoi due interrogatori del 2011 e 2012 era stato duro sulla direzione Sangiorgi. Sottoposto a un estenuante fuoco di fila di domande da parte di una ventina di avvocati, dopo quelle del pm Marco Niccolini, Rossi ha confermato quanto aveva detto sulle onlus create apposta per raccogliere i finanziamenti di nuovi prodotti biomedicali. Pur sfumando le accuse, ha confermato che Sangiorgi stesso gli rivelò dopo il suo arrivo, nel 2009, della possibilità di utilizzare questo espediente: creare una apposita associazione “benefica” che facesse da collettore di denaro nella filiera tra casa biomedicale e medici coinvolti in uno studio. Una onlus sicuramente illegale così come ideata, secondo l’accusa, ma anche una onlus illegale nei passaggi di mano di denaro. Se prima dell’arrivo di Sangiorgi, ha detto Rossi, la contribuzione per la ricerca avveniva in modo trasparente anche attraverso donazioni “liberali”, ora non era più visibile e non arrivava più al punto di ricerca. «Io non lo sapevo. Fu Sangiorgi a spiegarmi che le case farmaceutiche possono passare attraverso le onlus intestate a medici, diceva che era legale. Ma nessuna delle case farmaceutiche ha dato soldi a ricercatori. Non è mai arrivato niente, a noi».

Rossi ha però aggiunto di non aver mai avuto notizia degli intestatari delle onlus al centro delle indagini su Cardiologia al Policlinico ai tempi della professoressa Maria Grazia Modena. Né ha mai avuto notizia di dazioni di denaro.

Resta il fatto che questa prassi gli era sconosciuta prima dell’arrivo di Sangiorgi. Il giovane, brillante Sangiorgi che la Modena aveva voluto per prendere il suo posto di direttore “facente funzione”. «La Modena mi spiegò che non voleva me con direttore perché puntava su una figura di riferimento internazionale. Si vede - ha aggiunto con ironia - che ero troppo provinciale».

Dopo l’arrivo di Sangiorgi le sperimentazioni si moltiplicano come i funghi. In pochi giorni dalle due, che venivano condotte da anni in Emodinamica, se ne generano delle nuove. Queste sperimentazioni vengono presentate all’intero staff di Emodinamica nel corso delle riunioni del mercoledì. Tutti i medici sono coinvolti, anche masterandi e specializzandi. In poco tempo si crea una gerarchia piramidale, spiega Rossi, non tanto di tipo militare, ma di tipo collaborativo, per cui il medico anche di vecchia data come lui segue gli incarichi assegnati (arruolamento di pazienti, raccolta dati ecc), oltre a svolgere normale attività medica e chirurgica.

«Ero un soldato semplice - ha detto più volte Rossi - certo, eseguivo a volte dubbioso, ma non mi sentivo costretto. Ci sono stati casi in cui non ero per niente convinto dell’efficacia o della bontà di alcuni stent che dovevo utilizzare, prodotti che non conoscevo, ma non ho mai prospettato le dimissioni. Invece, ne ho sempre parlato criticamente».

Ancora una volta Rossi ha sottolineato che la rivoluzione introdotta da Sangiorgi comportava uno sconvolgimento anche nelle presenze interne a Emodinamica, oltre all’arrivo di nuovo personale: «Si vedevano personaggi che non si sapeva chi fossero. C’era questo John che entrava addirittura in sala operatoria. Non so chi fosse o a che titolo fosse lì».

Rossi non sapeva nulla delle sperimentazioni se non quando venivano presentate: lo ha ripetuto. Ed è logico: ad occuparsene era l’ “investigator”, il capo della procedura di ricerca in contatto con le case, ovvero Sangiorgi. Il sottoposto eseguiva solo la funzione assegnata. La gestione dati fu invece affidata alla Lambertini perché era nota per una sua precedente esperienza analoga.

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