Concorde, scioperi per il contratto ma sindacati divisi
Nel gruppo ceramico con 7 stabilimenti e 1.600 lavoratori ieri protesta di Cgil mentre Cisl e Uil firmavano un accordo
Linee di produzione ferme, camion bloccati all'ingresso o comunque impossibilitati a caricare il materiale e un picchetto davanti a tutte le aziende italiane del gruppo Concorde di Spezzano: sono gli effetti dello sciopero di ieri, sin dalle 3 della notte, negli stabilimenti del gruppo ceramico Concorde e indetto dalla Filctem Cgil per un gruppo aziendale che in quest’area impiega circa 1.600 lavoratori.
Alla base della protesta il rinnovo del contratto integrativo aziendale, per il quale sono in corso trattative da 16 mesi. La Filctem Cgil, che ha dichiarato di voler continuare a lottare sino a quando la proprietà non concederà il contratto, chiede miglioramenti per i turnisti e un'indennità di mensa più alta, tenendo conto dei risultati ottimi del gruppo, conquistati anche grazie ai dipendenti.
Ma proprio mentre il picchetto era in corso, è arrivata invece la notizia della firma da parte delle altre due organizzazioni sindacali, nello stabilimento in cui detengono la maggioranza. «L’ipotesi di accordo - dichiarano il segretario generale della Femca Cisl Rosario Roselli e quello della Uiltec Uil Fulvio Bonvicini - è già stata approvata a larghissima maggioranza dai lavoratori dello stabilimento Atlas di Finale Emilia. L’unico rammarico è dato dal fatto che negli stabilimenti Atlas Concorde di Spezzano, Marca Corona di Sassuolo e Caesar di Spezzano, incluse le divisioni ex Fap ed ex Minerva, le nostre Rsu non possono sottoscrivere l’ipotesi d’accordo in quanto le Rsu Filctem Cgil, che hanno la maggioranza, hanno deciso di non firmare e hanno proclamato scioperi».
«L'azienda, uno dei più grandi gruppi ceramici d'Europa – contesta Claudio Tonelli della Filctem Cgil – non solo non ha accettato le proposte dei lavoratori nel rinnovo contrattuale, allungando i tempi per 15 mesi, ma ha lavorato per dividere le sigle sindacali inducendo le altre alla firma dove hanno la maggioranza. Nella maggior parte degli stabilimenti siamo noi a rappresentare la maggior parte dei lavoratori e non riteniamo accettabili le proposte. In più ci stupisce la posizione di Confindustria ceramica, che non ha favorito il confronto fra impresa e sindacati, sposando totalmente la tesi dell'azienda. Questo è il primo pacchetto di scioperi, gli straordinari restano bloccati e prevederemo altre iniziative». «È inaccettabile – spiegano i lavoratori – che il gruppo non voglia riconoscere un aumento salariale adeguato alla ricchezza prodotta per merito del lavoro dei dipendenti». Secondo gli altri sindacati invece l'accordo include «un salario aziendale variabile tra i più alti del settore, un pacchetto di welfare integrativo, adeguamenti economici su mensa e turnazione a ciclo continuo».
«Per risolvere la situazione – dicono Femca e Uiltec - lo strumento del referendum vincolante e certificato potrebbe essere la soluzione. Se la Cgil accetterà la proposta, chiederemo di esprimersi anche ai lavoratori di Finale, che pure hanno già approvato l’ipotesi di accordo». Alla Marca Corona di Sassuolo lo sciopero di ieri è il primo dopo 18 anni dall'ultima protesta dei lavoratori.
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