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La soubrette che stregò la Persia e il suo scià

di Andrea Perini
La soubrette che stregò la Persia e il suo scià

Durante la sua carriera Carmen visse in Iran frequentando la reggia di Pahlevi In Italia conobbe Sordi, Tognazzi, Fellini, Maurizio Arena e Alain Delon

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Bella, ammirata, desiderata, con un “canto melodico che sapeva allietare qualsiasi uomo”, scriveva nel 1995 il giornale di Napoli Parole e Musica. E in quegli anni Carmen Bastiglia era già arrivata ai 70.

Soubrette, cantante, donna dello spettacolo ma prima ancora mondina, piegata nei campi di Pavia con l’acqua fino alle ginocchia. Lei e altre 150 donne. Ma Carmen non era come le altre: era ambiziosa, testarda, sapeva quel che desiderava. E lei voleva la ribalta del palcoscenico, la musica, il canto. Da Ravarino, dove viveva assieme agli zii, dopo la Seconda Guerra mondiale, si spostò a Modena per inseguire il suo sogno. Prese lezioni di canto dal maestro di pianoforte Bonacini e poco dopo salì sul palco. A Crevalcore (Bologna) saggiò per la priva volta la tensione di doversi esibire di fronte a un folto pubblico. “Sola me ne vo per la città” fu il primo brano che interpretò e i riflettori non le si staccarono più di dosso.

Ma prima dell’Italia, quando il suo volto dolce non era ancora solcato dal tempo, le si spalancarono le porte del palazzo dello scià di Persia, Reza Pahlevi. Era la sua preferita. Amava la sua voce. Ballò anche con lei durante una delle sue esibizioni. L’Iran l’ha amata e lei, durante gli anni Cinquanta, le ha dato tutta se stessa. Folgorata dall’Iran ma rapita pochi anni dopo dall’Argentina, altro Paese che ha segnata la sua giovinezza e che l’ha portata a cavallo degli anni Sessanta a una costante popolarità in Italia. Andava orgogliosa delle sue esperienze fuori confine. Le miticizzava. Aveva vissuto all’estero e queste esperienze segnarono per sempre la sua vita, tanto che anche durante la sua vecchiaia ricordava agli amici che la passavano a trovare dei suoi anni fuori dall’Italia.

Aveva una personalità forte. In Italia, dove dagli anni Sessanta in poi la sua carriera cominciò avere con una certa regolarità, teneva testa a Gina Lollobrigida. “Sapessi quanti artisti ho conosciuto - raccontò a Gaetano Cuppini per il libro edito da ArteStampa, Vita di quartiere - durante la mia bella e sconquassata vita: Sordi, Fellini, Maurizio Arena, Alain Delon, Tognazzi”.

Dopo i teatri, le sale da ballo, i ristoranti, i locali, anche quelli con la cappa di fumo che era possibile tagliare col coltello e che non permetteva di vedere chi fosse seduto tra il pubblico, si ritirò a Modena e il suo volto, la sua voce lentamente scomparirono dai palcoscenici più prestigiosi. Ma non abbandonò mai il canto, quello era il suo vero amore.

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