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I genitori dell’asilo di Pavullo chiederanno i danni alla maestra

di Daniele Montanari
I genitori dell’asilo di Pavullo chiederanno i danni alla maestra

Il legale delle famiglie dopo la retromarcia della Procura: «Pensiamo a tutelare i bimbi e a costituirci parte civile»

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PAVULLO. Pronti a valutare l’opportunità di costituirsi parte civile contro Manuela Giacomozzi, in caso di processo. Anche se la preoccupazione principale non è questa, ma il non rivederla più insegnare alla “Mariele Ventre”. Si sono rivolti agli avvocati per avere la più ampia tutela possibile i genitori della sezione “S” della scuola d’infanzia dove insegnava la maestra al centro del caso giudiziario che ha condotto in questi giorni la Procura a derubricare l’accusa nei suoi confronti da “maltrattamenti” ad “abuso di mezzi di correzione”. Già da prima di questo risvolto, un paio di settimane fa, un gruppo di genitori si era rivolto all’avvocato civilista pavullese Luca Lenzini e alla collega penalista di Modena Beatrice Grisanti per avere accesso al fascicolo e conoscere gli elementi d’inchiesta per capire effettivamente che cosa è successo ai loro bambini all’interno della scuola nei giorni in cui sono state raccolte da parte dei carabinieri le prove che hanno portato agli arresti domiciliari della Giacomozzi, poi revocati.

E ora che è arrivato il colpo di scena che ridimensiona le accuse a suo carico, il desiderio di sapere è ancora più grande, perché il sentimento generale è di incredulità di fronte a quanto si è visto nei video diffusi e pubblicati.

«I genitori vogliono conoscere le motivazioni che hanno portato la Procura a questo passo - spiega l’avvocato Lenzini - e appena ci saranno fornite decideremo il da farsi. In questi giorni è passato un po’ il messaggio che la maestra adesso non sia responsabile di nulla, ma non è affatto così: le viene fatta comunque una contestazione penale di cui deve rispondere».

E nel caso venga rinviata a giudizio, la scelta di rivolgersi ai legali è funzionale anche alla richiesta danni: «Se si apre un processo - sottolinea l’avvocato - i genitori valuteranno l’opportunità di costituirsi parte civile per chiedere un risarcimento. Nessuno comunque vuole vendetta: i genitori alla fine sperano solo che l’insegnante non torni a lavorare presso quell'asilo». Questo in realtà è legato anche a un procedimento amministrativo che la direzione scolastica provinciale ha subito avviato disponendo la sospensione dell’insegnante dall’incarico e legando significativamente la decisione sul reintegro o meno all’esito giudiziario.

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