«Qui a Colombaro c’erano un monastero e una fornace»
Gli archeologi raccontano la scoperta di Colombaro: «Salve le fondamenta, scavi finiti»
FORMIGINE. Sta ormai volgendo al termine l’indagine archeologica all’interno del sito di Colombaro di Formigine, situato a pochi metri della Pieve di San Giacomo. Gli studiosi di Archeomodena da un mese scavano per riportare alla luce i resti rinvenuti durante le indagini preliminari alla costruzione del centro giovani della parrocchia: «Abbiamo iniziato lo studio alla fine di marzo - racconta l’archeologo Francesco Benassi - Sia manualmente, sia attraverso l’uso di un escavatore che ci ha permesso di creare le trincee. Abbiamo rinvenuto strutture fondali pertinenti ad un complesso architettonico databile tra il 1200 e il 1300 circa. È comunque difficile datarli perché purtroppo i piani d’uso non ci sono più, in quanto rimossi dalla demolizione che quest’area ha subito. Oltre alle arature e ad interventi successivi».
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Francesco Benassi, che lavora sul sito assieme alla collega Simona Scaruffi, ha già, però, un quadro generale: «Un edificio piuttosto grande, anche se una parte poteva essere aperta. E quest’ultima ipotesi è avvalorata dal ritrovamento di una fornace. Serviva per la cottura di coppi e di mattoni, non di ceramica, databile all’età rinascimentale, quindi entro il 1500: forse tra 1300 e 1400, anche se la definizione precisa è difficile. In un quadro più generale crediamo di trovarci di fronte ad un’area cortiliva di un monastero o comunque un complesso architettonico legato alla chiesa che ha avuto diverse modifiche nel corso del tempo. Il perimetro, infatti, si è via via allargato». Benassi specifica, poi, che di questo monastero non vi è traccia nei documenti legati alla Pieve: «In archivio e nelle piante storiche non era noto. Ed è proprio per questo che la parrocchia aveva scelto questa posizione per la costruzione del centro giovani».
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Purtroppo i resti si sono fortemente deteriorati nel corso dei secoli e quindi il loro valore artistico e storico non è altissimo: «Il valore è squisitamente documentale. Sono mere strutture murarie. Diciamo che la fornace è probabilmente il fiore all’occhiello: nella nostra zona l’attività delle fornaci è nota, ma un ritrovamento del periodo rinascimentale non è così diffuso. Poi si tratta di un’opera interrata (6X3,5 metri, ndr) e dunque per trovarle bisogna proprio sbatterci contro. Ora la parte più manuale del nostro lavoro è ormai terminata, poi inzierà quella più interessante, quella che ci contraddistingue dai muratori. Sarà una ricerca d’archivio che presuppone un grande lavoro sperando di elaborare tutte le informazioni estrapolate». (gib)
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