Nei corridoi di Medicina Legale a Modena 115 anni di storia Umor vitreo: ricerca di frontiera
«Le nostre stanze sono di fatto un grande museo della medicina legale italiana. Abbiamo conservato tutte la strumentazioni dal 1901, anno della fondazione dell’istituto di Modena, ed è perfettamente...
MODENA. «Le nostre stanze sono di fatto un grande museo della medicina legale italiana. Abbiamo conservato tutte la strumentazioni dal 1901, anno della fondazione dell’istituto di Modena, ed è perfettamente tenuta. La tecnologia è talmente cambiata che molti strumenti non sappiamo neanche a cosa servano. Ma li abbiamo e, volendo, funzionano. Come abbiamo un archivio di tutti i casi trattati e una biblioteca che raccoglie tutti i nostri studi».
Parla con orgoglio il professor Enrico Silingardi mentre mostra le aule e i corridoi dell’Istituto di Medicinale Legale di via del Pozzo, da 30 anni accanto al Policlinico (un tempo era in largo Sant’Eufemia). «Ci tengo. Mi sento il custode di tutta questa nostra storia - spiega - perché la continuità è la nostra forza. I nostri giovani studiosi devono capire che entrano dentro una tradizione e la portano avanti».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.13399624:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.13399624:1650031734/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Le stanze della Medicina legale - dentro l’enorme palazzo di vetro tra il parcheggio e il Policlinico, diviso i due ali di tre piani ciascuna - sono ricchissime di teche e armadi pieni di ricordi. Il passato, qui, è il futuro. Spiega Silingardi: «Abbiamo ancora in attività l’unità di Criminologia costruita e resa celebre da De Fazio negli anni Settanta e Ottanta: il dottor Ivan Galliani e altri tre criminologi lavorano su profili di assassini ma anche su violenze sessuali, abusi su minori e persino circonvenzioni di incapaci per casi di eredità».
Modena è anche un centro di ricerca scientifica di primo piano in Europa. «Come si sa, il capello contiene tracce dell’assunzione di farmaci e droghe. Qui a Modena studiamo la storia di queste singole assunzioni nelle fasi di crescita del capello. Il nostro obiettivo è arrivare fino a due anni di storia di un singolo paziente analizzando longitudinalmente il suo capello. È uno studio che facciamo da soli due anni ma abbiamo già alcuni articoli scientifici alle spalle».
E poi c’è la frontiera della ricerca medico-legale. «Studiamo l’umor vitreo dell’occhio - spiega Silingardi - per una serie di fattori che sarebbe troppo lungo spiegare qui, contiamo di poter arrivare a stabilire l’ora del decesso grazie a questo liquido che cambia nell’arco della giornata».
Ma avere a che fare tutti i giorni con cadaveri e parti di corpi - o anche lavorare i tessuti prelevati come fanno al laboratorio di Istologia, pieno di macchinari complessi che lavorano su una fettina di tessuto umano di soli due micron di spessore - rende cinico il medico legale? «Quando studio delitti come violenze sessuali su bambini o su donne, cerco di restare professionalmente distaccato - spiega Silingardi - ma non riesco a rassegnarmi a quello che chiamo il prodotto del male. Oltre al lavoro in sé, resta il frutto della violenza. E non sparisce. In noi resta sempre una traccia di sensibilità etica. Non sono indifferente a quello che studio, non posso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
