Gazzetta di Modena

Modena

«Lavorare in Maserati? Come una famiglia»

Ivano Cornia, che per 30 anni ha collaudato le vetture, racconta cosa significava essere del Tridente

2 MINUTI DI LETTURA





Ivano Cornia, ex collaudatore, conosce bene la storia Maserati: ci ha lavorato per oltre 30 anni dal passaggio con De Tomaso nel 1976 fino a Fiat. «Ho visto tutta l'evoluzione Maserati», racconta Cornia, che del Tridente conserva ricordi fin dall'infanzia: «Sono nato e cresciuto alla Crocetta, proprio davanti all'ingresso dello stabilimento quando ancora si trovava su viale Ciro Menotti, e prima della costruzione del cavalcaferrovia. Da bambino passavo le giornate a vedere le Maserati che entravano e uscivano dalla fabbrica».

Gli anni '50, gli anni modenesi sotto la proprietà Orsi, sono quelli più intensi sotto il profilo sportivo, densi di vittorie sui circuiti di tutto il mondo. Basta pensare che tra il '50 e il 57' dalla Maserati uscirono ben «280 auto tra modelli da corsa e (pochi) da strada», scrive il giornalista Daniele Buzzonetti.

Poi la proprietà passa alla Citroen, periodo che culmina con la crisi a metà anni '70, fino al salvataggio di De Tomaso. «Prima di arrivare alla Maserati, lavoravo in De Tomaso, una piccola azienda in cui facevamo 100 auto all'anno. Facevo il disegnatore particolarista di sospensioni e telaio, per diventare poi collaudatore di prodotto. Lavoravo dalle 8 alle 17 per De Tomaso, poi alle 17 staccavo e cominciavo a collaudare le Maserati. Il mestiere di collaudatore me l'ha insegnato anche Guerino Bertocchi, storico collaudatore Maserati. Ho iniziato con lui», spiega Cornia. È la metà degli anni '70, periodo che coincide con la crisi più difficile per il Tridente.

«Quando entrò Alejandro De Tomaso la Maserati come azienda era chiusa. Non c'era nessun prodotto in quel momento e per rilanciare subito il marchio, in meno di 6 mesi realizzammo il nuovo modello, la Kyalami, che derivava dal modello De Tomaso Longchamp dove si sostituì il motore Ford con un 8 cilindi Maserati che già veniva fatto fatto all'epoca. Poi arrivarono la Biturbo, Karif e Quattroporte», ricorda Cornia, che alla Maserati ha legato la sua vita professionale. «Lavorare in Maserati era come vivere in una seconda casa, tutti uniti per rilanciare il marchio con la guida di De Tomaso. Eravamo 400 dipendenti. Poi con l'ingresso di Fiat ho sempre ricoperto il ruolo di collaudatore, e non c'era macchina che usciva senza la mia firma, fino alla prima versione della GranTurismo Sport, l'ultimo modello che ho sviluppato prima di andare in pensione nel 2009».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google