Albero d’oro, troppi debiti Il sindaco si riprende il bar
Il gestore del circolo Falcone e Borsellino è moroso: il Comune rompe il contratto Pistoni: «Serve una direzione sana, ma alla porta non c’è la fila di pretendenti...»
Continua la crisi del bar ristorante al Circolo Falcone e Borsellino al parco Albero d’Oro. Il sindaco Pistoni l’altra sera incontrando il quartiere ha confermato che verrà disdetto il contratto di gestione in corso per morosità. Ha così accolto almeno in parte le lamentele di chi nella serata aveva fatto osservare l’irregolarità delle aperture del locale rispetto a quanto previsto dall’accordo.
«Dovrebbe essere aperto dal mattino – hanno osservato alcuni frequentatori – e invece apre alle 17. La sala ricreativa viene spesso adibita a ristorante nel fine settimana». Nella storia di questo circolo, che in passato ha avuto ben altri successi anche come ristorante, ci sono due anni travagliati: la morosità del gestore, la sua uscita dalla sede nel 2013, con necessità di trovare di gran corsa un altro operatore durante l’estate, la riassegnazione con inaugurazione e poi da allora tre cambi di compagine societaria, con il locale sempre riaffidato a nomi che ruotavano comunque intorno alla stessa famiglia.
«Già in una delle gestioni precedenti – hanno detto i componenti del Circolo Albero d’Oro – per recuperare le morosità abbiamo fatto pignorare un appartamento, però poco è cambiato e anche le scelte di assegnazione successive ci lasciano perplessi. Qui bisogna ritornare a una attività da circolo, con un gruppo magari giovane che si incarichi di portarla avanti con passione». Il sindaco ha assicurato che si lavorerà per una riapertura con una nuova realtà «ma per strutture come questa vi assicuro che non c’è la fila di richiedenti fuori dalla porta. Se avete nomi da segnalare fatevi avanti perchè è anche il nostro obiettivo quello di restituire una gestione sana e uno spazio storico all’Albero d’Oro. L’impressione è che se le cose non funzionano non dipenda solo da cattiva volontà, ma anche da condizioni che non permettono di incassare il necessario». Anche in questo caso il Comitato Albero d’Oro si mostra però in disaccordo: «Il locale è stato e può essere una miniera d’oro. Abbiamo pagato con i proventi che derivavano da esso il mutuo per la struttura, ci sono stati molti anni di alta frequentazione, giovani interessati ce ne sono e siamo sicuri che si possa rivitalizzare». L’odissea che continua in fondo ha origini ancora lontane che risiedono nella scelta delle più recenti amministrazioni comunali (sia Pattuzzi che Caselli) di trasformare i circoli di quartiere in locali aperti alla libera concorrenza con gestori professionali. In tutte le sedi in cui l’esperimento è stato tentato è naufragato di fronte a incombenze economiche insostenibili: bar del bocciodromo, Parco Arcobaleno a Fossetta, Albero d’Oro e in qualche misura anche il Temple bar hanno sperimentato l’inapplicabilità della formula, tornando in alcuni casi al passato.
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