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All’Orto Botanico un giro del mondo in mille e 400 piante

di Maria Vittoria Melchioni
All’Orto Botanico un giro del mondo in mille e 400 piante

Fondato nel 1758 è tra i più prestigiosi in Europa Ma ha bisogno di restyling e i fondi scarseggiano

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Nel Regno Unito è considerato un luogo sacro, che ha permesso, nei secoli, a tutti i britannici di visitare i posti più esotici dell'impero senza dover lasciare la propria città. Stiamo parlando dell'Orto Botanico, l'oasi di verde di cui anche Modena è provvista, sebbene purtroppo considerata con meno importanza, facendo un grandissimo torto ad una delle realtà più antiche d'Italia.

Situato sul lato destro dei Giardini ducali, l'Orto risale al 1758 anno in cui il botanico Gaetano Rossi iniziò a mostrare la catalogazione da lui stesso effettuata delle piante medicinali. Per ampliare la varietà di erbe, Rossi con l'aiuto dell'ingegnere di corte Pietro Termanini, progettò una sorta di sistema di riscaldamento che permise anche alle specie tropicali o più tipicamente mediterranee, di crescere come nel loro habitat naturale.

Francesco III, nell'ambito della ristrutturazione dei Giardini, decretò che l'Orto divenisse parte integrante dell'Università che già da sette anni vantava una corso di studi in botanica. Era il 1772. In quello stesso anno, iniziarono i lavori per arricchire il parco didattico sotto la supervisione di Giuseppe Maria Soli: vennero disegnate e posizionate le aiuole con le erbe officinali, venne costruito il sistema di irrigazione e anche la vasca destinata alle piante acquatiche.

Il neo direttore Roberto Francesco De Laugier, nel 1775 diede un deciso orientamento scientifico all'Orto, disponendo le piante secondo la classificazione di Tournefort e introducendo varietà tipiche dei climi africani o tropicali come il caffè, la palma da datteri e il banano. Francesco IV affidò la direzione del complesso a Filippo Re, il quale diede un nuovo impulso all'Orto ampliando il complesso edilizio e le collezioni di piante, acquistando il variegato e ricchissimo Orto del Conte Cattaneo di Novara. Il suo successore, Giovanni Dè Brignoli di Brunnhoff , diede vita ad una pratica tutt'ora in uso: lo scambio di semi con gli orti botanici di tutto il mondo. Dè Brignoli istituì il Museo Botanico facendo costruire la parte centrale tra le due serre già presenti. Le piante erano posizionate quasi tutte in vasi, com'era la moda del tempo, con tanto di cartello informativo e l'ordine e la meticolosità con la quale erano suddivise ed esposte, portò il nostro Orto botanico ad essere uno dei più belli e forniti d'Italia.

Con l'arrivo del '900 e con i mezzi di locomozione più veloci, fu più semplice arricchire ulteriormente la collezione. Giovanni Battista de Toni, oltre a piante e semi, acquistò molto materiale scientifico e didattico. Ma l'acquisto più importante che fece fu quello per 2000 Lire dell'Erbario lichenologico del dottor Francesco Baglietto, studioso genovese, che ha reso l'Erbario Lichenologico dell'Università di Modena uno dei più importanti erbari storici italiani.

Con l'espansione coloniale arrivarono anche le piante provenienti dalla Somalia e dell'Eritrea facenti parte delle collezioni private dell'Erbario del Generale Vaccari e di Emilio Chiovenda. L'Orto ha ancora oggi un'estensione di circa 1 ettaro e dispone di trecento metri quadri di superficie coperta per il ricovero e l'ostensione delle piante che ammontano a circa mille e quattrocento. Prosegue con le attività didattiche e prosegue anche la ricerca universitaria focalizzata sulle discipline botaniche rivolte non solo alle scuole o all'Università, ma anche a tutti gli appassionati e, perchè no, anche ai semplici cuoriosi.

L'insieme di tutte le piante coltivate nell'Orto fornisce un'esauriente rappresentazione della biodiversità del regno vegetale. Tutt'ora parte dell'Università di Modena e Reggio Emilia, da anni l'Orto Botanico necessità di un profondo restauro, reso ancora più urgente dopo il sisma del 2012. Nonostante i vari appelli lanciati, i fondi per il restyling sembrano essere difficilmente reperibili facendo presagire un futuro difficile per una zona di Modena, che un tempo, fece parlare di sè anche nella sfarzosa corte parigina.

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