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«Attenti, il campo non diventi legale»

di Andrea Perini
«Attenti, il campo non diventi legale»

Lungo la Canaletto si sono stabilite diverse famiglie rom Toni (Vivere sicuri): «Scritte contro i giudici e il sindaco»

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Tutto è partito da una roulotte indicata come luogo di dimora e residenza da due rom condannati ai domiciliari nel novembre del 2014. Da allora sotto il cavalcavia della Tav, nello stradello utilizzato dagli operai per il cantiere, poco prima della frazione di San Matteo lungo la Canaletto, è aumentata di giorno in giorno la presenza di mezzi e persone nello spiazzo. La situazione attuale parla di una decina di mezzi: due roulotte, cinque camper e un furgone. In lontananza è possibile vedere anche una vecchia Fiat Tipo (targata Torino) abbandonata.

La paura di molti è che questo “campo abusivo”, in cui non ci sono servizi, non c’è acqua corrente e nemmeno elettricità, si trasformi in un campo nomadi ordinario. Anche considerando il fatto che è passato un anno e mezzo e, nonostante il via vai di mezzi, la situazione è rimasta pressoché invariata. E per sopperire alla mancanza di acqua potabile si affidano ai residenti che abitano poco distante da questo nuovo campo nomade. «Vanno dagli abitanti della zona e ogni giorno chiedono aiuto e acqua con taniche di plastica», racconta Ercole Toni responsabile dell’associazione Vivere sicuri. «Con un passeggino portano dei contenitori di plastica e chiedono di poterle riempire. Le persone per paura o per compassione tendono a concedere aiuto a queste persone. Poi dopo l’acqua chiederanno anche gli altri servizi?».

Ma il problema è un altro: «Sì perché - spiega Toni - io in prima persona ho già segnalato la presenza di scritte contro giudici e sindaco. In una di queste scritte parafrasavano Primo Levi: “Se questa è vita”. Non sappiamo chi le abbia fatte. Di certo c’è che io stesso per diverse volte le ho cancellate». Non solo: «Si sono accampati sotto la Tav: la sbarra che chiude il passaggio nel vialetto è stata abbattuta e la recinzione, che delimita l’area dell’alta velocità, ha subito la stessa sorte. È inutile che ci si impegni nel proteggere zone con recinzioni e sbarre se poi quando vengono danneggiate non si rimettono al loro posto».

E per quanto riguarda la presenza di bambini lungo la via del Canaletto aggiunge: «Anche questo è già stato segnalato. Se malauguratamente un bambino venisse investito, visto che la strada è notevolmente trafficata, al dolore si aggiungerebbero anche gravi conseguenze per il conducente della vettura».

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