Gazzetta di Modena

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Avo: una vocazione per l’ospedale

di Laura Solieri
Avo: una vocazione per l’ospedale

Angela: «Sono abituata e mi sento a mio agio a stare con i malati. Non c’è niente di più intimo che questo luogo pubblico»

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MODENA. «Medicina mi ha sempre affascinato, avrei voluto studiarla. In questo senso, ho sempre considerato l'ambiente ospedale come un luogo in cui declinare una mia naturale predisposizione e interesse verso l'altro. Inoltre, per diversi anni ho curato i miei genitori che hanno avuto entrambi malattie lunghe e al contatto con la sofferenza, purtroppo, mi sono abituata».

Angela Artioli ha iniziato a fare volontariato all'Associazione Volontari Ospedalieri di Modena un paio di anni fa e racconta che l'empatia è la caratteristica più importante per chi vuole approcciarsi a questo tipo di volontariato. L'Avo, lo ricordiamo, opera in città dal 1986 e le mansioni principali svolte dai volontari sono aiutare i pazienti durante le ore dei pasti, fargli compagnia, portarli a fare una passeggiata e a svagarsi, concordando ogni attività con il personale medico. «Lo scorso autunno, durante un viaggio a Londra, ho visitato il Museo dell’Empatia, dove ho sperimentato l'installazione interattiva “A mile in my shoes”, che consiste nel camminare per un miglio indossando le scarpe di qualcun altro. È stata un’esperienza istruttiva: una volta scelto il paio di scarpe da indossare, mi sono state consegnate delle cuffie e durante il tragitto previsto, ho potuto ascoltare la storia del loro proprietario, provando in modo simbolico e molto efficace cosa vuole dire entrare nei panni di un altro. È quello che cerco di fare ogni volta che presto servizio in ospedale - dice Angela - L'unica esperienza di volontariato che ho avuto prima di questa in Avo, è stata ai campi parrocchiali, frequentati dai miei figli quando erano piccoli. Credo che non ci sia niente di più privato di accostarsi a una persona in ospedale, dove manca qualsiasi tipo di intimità. Anche la posizione è delicata: tu, volontario, sei verticale e il paziente è orizzontale, in una condizione di fragilità ed esposizione che lo rende vulnerabile. Se non sai avvicinarti al suo letto in punta di piedi, è meglio stare fermi». L'Avo conta una squadra di quasi 300 volontari presenti da lunedì a sabato negli orari dei pasti in più di 20 reparti tra il Policlinico, il Nuovo Ospedale Civile Sant'Agostino Estense di Baggiovara e l'ospedale di Castelfranco, per oltre 17000 ore di servizio svolte in un anno.

«La mia esperienza familiare - prosegue Angela - mi ha portato a restituire agli altri quello che ho imparato. È stata molto dura ma quando i miei genitori sono mancati, ho desiderato continuare il mio impegno a favore degli altri. A volte, capita di entrare di malumore in servizio, pensando oggi non me la sento di affrontare tutto questo dolore - confessa Angela - Poi quando esci, la prospettiva ogni volta è ribaltata, metti in fila la tua scala di valori e benefici di un riordino interiore unico, sperimentando il potere terapeutico di questo servizio». Per informazioni: info@avomodena.it

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