Gazzetta di Modena

Modena

l’attesa dei sindacati

«Nessuna traccia della lettera ma l’iniziativa è importante»

di Andrea Perini
«Nessuna traccia della lettera ma l’iniziativa è importante»

Delle buste arancioni dell’Inps (duemila quelle inviate a Modena e provincia delle 150mila della prima spedizione) sul territorio al momento non ce n’è nemmeno l’ombra. Sindacati e lavoratori...

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Delle buste arancioni dell’Inps (duemila quelle inviate a Modena e provincia delle 150mila della prima spedizione) sul territorio al momento non ce n’è nemmeno l’ombra. Sindacati e lavoratori aspettano le prime lettere con i prospetti contributivi che dovrebbero arrivare a giorni. Ma intanto la domanda resta: perché nessuno ha in mano la fatidica busta arancione?

«Già ieri (lunedì, ndr) avevo fatto un controllo in tutti gli uffici periferici della provincia di Modena - spiega Maura Romagnoli, direttore del patronato Inca Cgil - e nessuno si è presentato con la busta arancione. Non credo che se i lavoratori l’avessero ricevuta se la sarebbero tenuta a casa. Quindi devo dedurre che non sia proprio arrivata. L’Inps può aver deciso di far spedizioni regione per regione, e quindi cambiano i tempi di ricezione, oppure le ha fatte in maniera massiva e le buste sono ferme all’interno degli uffici postali. Ma pensiamo che entro la fine del mese possano arrivare».

Infatti non sono solo i lavoratori a essere in attesa ma anche i sindacati che, caso per caso, entreranno nel merito. «Spieghiamo alle persone come vieni calcolata la propria pensione - continua Romagnoli - che la cifra che viene indicata è comunque un prospetto che può subire delle modifiche anche perché si parla di periodi troppo futuri. La pensione vera e propria dipenderà da molte variabili. Evitiamo che i lavoratori si fascino la testa anche se non ce n’è l’esigenza. Oppure li riportiamo alla realtà se pensano di andare in pensione con una cifra che poi quella non sarà. I lavoratori andranno allertati ma soprattutto informati: dovremo spiegare bene tutto per far chiarezza».

Un’operazione, quella di Boeri, vista di buon occhio da Romagnoli: «È un’iniziativa corretta. Il loro scopo è mettere in allerta le persone ma penso che sia importante soprattutto per rendersi conto della propria situazione contributiva, visto che è stata persa questa abitudine. Controllando si evitano sorprese e, nel caso mancassero dei periodi contributivi, si può intervenire tempestivamente evitando che questi cadano in prescrizione e vengano persi. Bisogna essere sempre molto attenti e non tutti, sfortunatamente, lo sanno. I nostri nonni avevano nelle loro corde il controllo della propria situazione contributiva. Questa abitudine man mano è andata persa, non tanto nei giovani, che non trovano proprio lavoro, quanto nelle persone della fascia d’età tra i 35 e i 50 anni. Probabilmente scopriranno che la loro pensione non è come quella che hanno ricevuto i propri genitori e nonni e potranno rimediare affiancando alla previdenza “pubblica” una privata, assicurativa».

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