Gazzetta di Modena

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«Giornalisti, anche voi siate misericordiosi»

di Michele Fuoco
«Giornalisti, anche voi siate misericordiosi»

Il Vescovo Castellucci: «Nessuna censura, ma chi informa sia attento al prossimo e alla verità»

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Una riflessione sul lavoro del giornalista ha portato la Pasqua del giornalista (voluta anni fa da Riccardo Pellati e ora sostenuta dalla moglie Elena e da sempre dall'Unione Stampa Cattolica Italiana), celebrata l'altra sera nella Chiesa del Sacro Cuore, dove il vescovo Erio Castellucci ha officiato la messa, soffermandosi, nel commentare le parole del Vangelo, sull'etica professionale, con la passione che annunci la speranza. «Il sale del giornalista non è l'arroganza nel trasmettere le notizie. Occorre non limitarsi alle litanie delle lamemtazioni, ma sostenere una comunicazione fondata sulla documentazione diretta, metterci sempre passione nell'infondere gioia e speranza, anche quando siamo circondati da tanti segni di morte, violenza, ingiustizia". Necessario il richiamo a San Paolo "il grande annunciatore della morte dentro la Resurrezione, comunicando la fede».

Un secondo momento di fraternità, svoltosi dopo la messa al Cinema Victoria, per riflettere su "comunicazione e misericordia: un incontro fecondo", secondo il messaggio di Papa Francesco, per la 50sima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, è partito con la proiezione di alcuni spezzoni del film "Still life", che parla di un funzionario comunale con l'incarico di rintracciare i parenti delle persone morte in solitudine. Un personaggio che compie un lavoro, in senso etico, di grande misericordia che non viene ricompensata, ricambiata, perché muore in solitudine. Il vescovo lo paragona al protagonista del romanzo "L'idiota" di Dostoevskij, creatura spiritualmente superiore che la gente tratta come un idiota. Una considerazione che consente a don Erio di richiamare al rispetto della dignità delle persone. «Misericordia è mettere insieme verità e rispetto, raccontare i fatti senza arrivare a condannare le persone coinvolte che rappresentano sempre una risorsa. Non si può sottoporre la stampa a censura, ma il codice deontologico indica che non bisogna ledere l'onorabilità delle persone». Inevitabile soffermarsi sul clima di arroganza che denota il pubblico dibattito in televisione. «Allora scatta lo stile dell'arroganza e non conta più l'aderenza ai fatti». Il vescovo confessa che suo padre, iscritto al Partito Socialista, lo spronava a vedere, negli anni Settanta (aveva solo 14 anni) "Tribuna politica", condotta da Jader Jacobelli. «Ho avuto l'impressione che il dibattito si svolgesse su fatti, non attaccando le persone... C'è stato poi un certo deterioramento culturale. Per il Papa la misericordia è giudicare le situazioni (violenza. prostituzione, sfruttamento), e non le persone perché solo Dio può leggere in profondità. Non invidio i giornalisti perché vivete situazioni talvolta con affanno, ma anche con molta tenacia, professionalità. Il vostro è un grande servizio alla verità e all'uomo».

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