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Le mani della ’ndrangheta sul terremoto

Un ingegnere di Mirandola fa affari con i Sarcone e tenta di raggirare una sfollata. C’è un’indagine

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MIRANDOLA. Non ci sono soltanto le sconcertanti risate di Gaetano Blasco ed Antonio Valerio mentre si apprestano ad ispezionare la Bassa appena devastata dal terremoto. E non c’è solo il canale della Bianchini Costruzioni. La ’ndrangheta tenta di infiltrarsi nella ricostruzione post-sisma anche attraverso canali autonomi. Magari utilizzando tecnici extra-regionali, che lavorano in simbiosi con imprese edili sconosciute, ma incontrollabili per l’impossibilità di verificare i subappalti nei mesi successivi alla devastazione. È il sospetto che hanno i carabinieri quando si imbattono in alcune confidenze e in un’informativa elaborata dall’Arma di San Martino Spino. Ai militari si era rivolta una donna sfollata per chiedere consiglio alla luce del fatto che l’ingegnere incaricato di redigere il progetto di ricostruzione aveva incaricato un professionista di fuori regione, facendo lievitare le spese. Le rimostranze della terremotata avevano fatto saltare l’affare, ma non si esclude che altrove il meccanismo sia andato in porto.

Ma chi è quell’ingegnere? Non è indagato, va subito precisato. Eppure la sua figura è rilevante nel quadro elaborato dai carabinieri. Perché nel suo passato ha incarichi quantomeno curiosi: lui, mirandolese doc, prende la residenza Cutro per tre anni e condivide una società con almeno due personaggi molto vicini ai Casalesi. Ma soprattutto ha una relazione molto stretta con Gianluigi Sarcone, uno dei grandi imputati di Aemilia. Durante l’arresto, a casa dell’imprenditore di Bibbiano, viene sequestrata una lettera scritta dall’ingegnere mirandolese. Risale probabilmente al 2004, mentre Sarcone è in carcere, ma lo mette al corrente degli affari all’esterno: si lamenta di un eccessivo frazionamento di un appalto a Cavezzo, della collaborazione con un noto imprenditore di Mirandola, espone i futuri affari milionari a San Cesario e addirittura fornisce un “resoconto, Comune per Comune, sulla reazione che i loro partners commerciali avevano espresso alla notizia del suo arresto”.

Ma l’ingegnere è anche socio di uno studio tecnico della Bassa, che si occupa di progettare la sicurezza in un cantiere post-sisma di Finale dove si aggirava Michele Bolognino e dove sono iniziati i guai per la Bianchini Costruzioni. Il cerchio sembra chiudersi...(fd)

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