Ricatti e minacce di morte: processo a Manuel Ambrisi
Fratello di Rocco Ambrisi imputato per aver terrorizzato un agente di commercio Avrebbe estorto 95mila euro. «Paga o sparo a tua madre e stupro la tua ragazza»
Manuel Ambrisi, fratello di Rocco Ambrisi - uno dei principali indagati nell’inchiesta in corso a Sassuolo su estorsioni, pizzi e usura - ieri è stato sottoposto a processo con rito abbreviato per una grave vicenda di ricatti ai danni di un agente di commercio di una importante ditta di caffè. Gli avrebbe estorto 95mila euro.
Il 35enne sassolese, ora sottoposto a misura cautelare in carcere, difeso dall’avvocato Luca Lugari, è accusato di aver minacciato di morte e violenze i familiari della sua vittima e di averla pestata di botte in un capannone sempre a Sassuolo. Il giudice Andrea Romito ha accolto la richiesta di processo abbreviato; verranno anche ascoltati due testi della difesa. Nel corso dell’udienza l’agente di commercio si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Gianfranco Balugani.
La vicenda era rimasta finora nell’ombra. Manuel Ambrisi era stato al centro di un solo caso di botte minacce ed estorsioni per un telefonino, nell’ormai lontano 2002. A 14 anni di distanza, i metodi contestati sono rimasti gli stessi ma l’obiettivo è più ambizioso. Secondo la ricostruzione del pm Maria Angela Sighicelli, dal gennaio al giugno 2014 Manuel Ambrisi avrebbe infatti ridotto allo stato di terrore la vita di un giovane agente di commercio sassolese (residente in altro centro) con un’escalation senza fine di minacce e percosse facendosi consegnare più di 95mila euro.
L’agente entra in contatto con Manuel Ambrisi per lavoro. Ambrisi gli spiega che ha un bar e vorrebbe cambiare fornitore di caffè, che la sua ditta, essendo una delle principali sul mercato, potrebbe finanziarlo. L’agente si informa presso la ditta ma poi succede che Ambrisi comincia ad avanzare strane pretese di denaro. Arriva a fermarlo per strada e costringerlo a caricare 300 sulla sua Postepay. Poi «con violenza e minaccia», pretende di ottenere ben 30mila euro. A questo punto la strada della violenza più brutale è aperta per altri mesi.
Secondo quanto ricostruito sulla scorta degli elementi forniti dalla vittima, Ambrisi lo prende da parte e lo ricatta dicendo che sarebbe andato a cercare i suoi genitori e si sarebbe «regolato» con loro. Non solo: avrebbe anche minacciato di distruggere il bar del fratello dell’agente e poi avrebbe addirittura ammazzato il fratello di botte. In un caso, secondo la Procura, gli mostra un proiettile dicendo che è riservato a sua madre, se non paga. Anche la nipotina avrebbe subito violenze. Non mancano minacce alla ragazza dell’agente: l’avrebbe stuprata e poi uccisa. Queste minacce gettano l’agente in uno stato di disperazione. Ma non finisce qui. Perché Ambrisi lo convoca in un capannone di via 3 Febbraio e lì, dopo averlo immobilizzato, lo pesta a sangue. A quel punto l’agente va a denunciare il suo persecutore avviando l’indagini arrivata ora a processo.
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