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Modena/ Herbie: la mia vita da deejay con 50mila dischi in vinile

di Nicola Calicchio
Modena/ Herbie: la mia vita da deejay con 50mila dischi in vinile

Ha iniziato giovanissimo passando per Mascotte, Panda, Charly e Picchio Rosso Dagli album ai cd: «Sono stato uno dei primi a portare l’house music a Modena»

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MODENA. «Noi dj di alcuni anni fa avevamo sempre una macchina familiare per caricare nel baule le borse dei dischi in vinile. Nella mia tavernetta sono arrivato ad averne anche cinquantamila. Poi ho fatto una scrematura ma ne conservo quasi 12mila. Oggi invece con una chiavetta e un paio di cd si può lavorare benissimo».

Lo afferma il dj modenese Herbie salito alla ribalta della scena internazionale per i successi ottenuti negli anni '90 con alcune hit edite con il gruppo Dj H. feat. Stefy.

Enrico Acerbi, questo il suo vero nome, è sempre stato coadiuvato dal musicista Easy B. (Bongiovanni) e da Fabio Carniel titolare del negozio di dischi modenese Disco Inn. I loro maggiori successi sono stati “Think About”, “I Like It” e “Move Your Love”, solo per citarne alcuni.

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I primi locali che lo hanno visto alla consolle sono stati il Mascotte, Panda e Vox di Nonantola, Charly Max, Snoopy e China a Modena per poi passare dal Koxò e Goya di Sassuolo e approdare, infine, al mitico Picchio Rosso. Sono solo alcune delle tappe di dj Herbie che molte volte ha sconfinato all'estero.

Nel mitico locale di Formigine sono arrivate le prime produzioni discografiche che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo entrando nelle classifiche ufficiali di vendite, non solo europee ma anche americane. «Era la fine degli anni '70 - spiega il dj - Io avevo 14 anni e tutti guardavamo ai locali della Riviera romagnola, Baia Imperiale, Bandiera Gialla, Baia degli Angeli, dove arrivava la disco music internazionale firmata Donna Summer, Giorgio Moroder, James Brown e gli italiani si appassionarono a questo nuovo filone musicale. Mi ricordo che mi regalarono una cassetta con musica trasmessa in Riviera ed iniziai a girare per i negozi alla ricerca di questi successi che in Italia era difficile trovare. Il negozio più fornito era il Peeker Sound di Formigine e la paghetta settimanale mi serviva, appunto, per acquistare i dischi».

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Il dj in quel periodo era il punto d'incontro tra i ragazzi che ascoltavano musica e gli organizzatori delle feste. «All'inizio confezionavo delle cassette che i miei amici proponevano ai gestori dei locali - prosegue dj Herbie - Forse è stato il primo porta a porta della musica. Il Picchio Rosso per noi dj rappresentava il traguardo finale. Io vi approdai grazie a Luca Zanarini che ci lavorava già da alcuni anni, ed i miei compagni di viaggio erano Stefano Facchini, Lello Saba, Lauro. Io sono stato tra i primi a portare l'house music all'interno del Picchio».

Ma come ha vissuto dj Herbie il passaggio dal vinile al cd?

«Mi sono sempre avvicinato alle nuove tecnologie. Per le produzioni sono stato tra i primi ad usare i campionatori. Quindi, non ho accusato problemi ad abbandonare il vinile e credo che non conti tanto il mezzo, ma la musica che si propone».

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«Mi ricordo che prima le compagnie andavano a mangiare la pizza e poi si recavano in discoteca. Oggi invece vanno di moda i risto-music, nati anche per un problema economico. Si va in un locale e ci si resta per tutta la notte. Il dj però resta sempre un personaggio di riferimento nel mondo del divertimento».

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