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Morto monsignor Benito Cocchi, il vescovo vicino ai bisognosi

di Davide Berti
Morto monsignor Benito Cocchi, il vescovo vicino ai bisognosi

Per 14 anni ha guidato la Chiesa modenese, fino al 2010, quando era già malato e si ritirò a Bologna Ha segnato la comunità con la sua attenzione al lavoro e alla famiglia. Fu presidente della Caritas

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Un sorriso gioviale, squisitamente emiliano, e una fermezza rassicurante. I tratti del suo viso, prima che lasciasse l’incarico mentre la malattia dava già i primi segnali, non tradivano la sua simpatia composta.

E' morto ieri a Bologna, alla Casa del Clero dove abitava dopo la sua partenza da Modena, il l’arcivescovo emerito di Modena Benito Cocchi. Aveva 81 anni e si è spento dopo una lunga malattia.

Monsignor Cocchi, vescovo di Modena per 14 anni, è stato molto amato dai modenesi, che gli hanno sempre riconosciuto una genuinità capace di comunicare. Sacerdote profondo, il suo impegno è sempre stato molto legato al ruolo dei cristiani nella società civile: grande attenzione ai temi del lavoro, attento all’accoglienza, legato agli ultimi. Una missione, la sua, che lo ha portato anche alla presidenza della Caritas Italiana.

Nato a Minerbio, arcidiocesi di Bologna, il 5 novembre 1934, venne ordinato prete il 14 marzo 1959. Fu preconizzato Vescovo il 12 dicembre 1974 e ordinato il 6 gennaio 1975 dal cardinale Antonio Poma a Bologna, dove divenne Vescovo ausiliare.

Fu nominato vescovo di Parma il 22 maggio 1982. Fu inoltre amministratore apostolico di Piacenza-Bobbio dal 1 dicembre 1994 al 30 settembre 1995. Nel giugno 1995 entrò nella presidenza di Caritas Italiana, di cui divenne presidente il 12 dicembre 1996, fino al maggio 2003. Fu nominato arcivescovo di Modena-Nonantola il 12 aprile 1996; fece l'ingresso in diocesi il 9 giugno 1996.

Dell'episcopato modenese di monsignor Cocchi ricordiamo la visita pastorale alle parrocchie, (1997-2002) e quella alle Unità pastorali (2003-2005), il Convegno della Montagna (2002-2003) e il terzo convegno della Chiesa di Modena-Nonantola (2007). Appuntamento annuale molto atteso è quello della Lettera alla città, nella solennità di San Geminiano, l'invito ad ogni cittadino per un momento di riflessione ed impegno su temi di attualità modenese.

Monsignor Cocchi aveva rinunciato alla sede episcopale di Modena al compimento del 75° anno di età, nel novembre 2009. Il 27 gennaio 2010 la Santa Sede rese pubblica la nomina di monsignor Antonio Lanfranchi ad arcivescovo abate di Modena-Nonantola.

Monsignor Cocchi sottolineò, nel suo saluto, il grande rispetto di Modena per i valori importanti come la famiglia e la formazione nella fede, l'attenzione al tema del lavoro, mancante in tempi di crisi.

«Tutti i cittadini di Modena - aveva detto mons. Cocchi - sono splendidi, sempre capaci di essere aperti a tutti, capaci di accogliere quello che incontrano nel mondo».

Il suo commosso testamento alla Diocesi di Modena lo lasciò in occasione della celebrazione di San Geminiano del 2010. Cocchi scelse un saluto sobrio e senza eccessi, come nello stile che ha contraddistinto il suo episcopato. All'inizio della sua ultima celebrazione ha semplicemente ricordato e ringraziato «le persone che hanno collaborato con me in questi anni, per chi ha lavorato sul versante della carità, della catechesi e della liturgia». Un grazie che l'arcivescovo ha rivolto soprattutto «al Padre, per i suoi doni. La festa è piena solo se, facendola, si porta speranza a chi non ne ha e se si rende presente a chi non può esserci attraverso la testimonianza e l'amicizia».

Un’umanità che la Diocesi gli ha sempre riconosciuto, tra i meriti anche quello di avere avvicinato ancora più di prima alla città la figura di San Geminiano e di avere sempre parlato un linguaggio diretto e comprensibile a tutti: « Il lavoro e la famiglia - aveva detto - sono alla base di questa comunità che ha tanto da dare».

Nel giorno del suo saluto a Modena, l’allora vicario generale e amministratore diocesano monsignor Paolo Losavio ricordò l’ingresso di monsginor Cocchi il 9 giugno 1996: «Lei, mons. Cocchi, disse “Sono contento di essere ormai con tutto l'impegno modenese. E' stato davvero con noi e per noi modenese. Per questo le diciamo di cuore: grazie. E modenese lo riterremo sempre». Parole perfette anche nel giorno del suo ultimo saluto.

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