Gazzetta di Modena

Modena

Truffa delle pratiche Ue: a processo due anziani

di Carlo Gregori
Truffa delle pratiche Ue: a processo due anziani

Ravarino. Si spacciavano per agenti Invitalia esperti nell’ottenere finanziamenti a fondo perduto. Le vittime, una coppia e la vicina, hanno perso migliaia di euro

2 MINUTI DI LETTURA





RAVARINO. Mariano Fusco, ingegnere 69enne di Massa, e Sergio Cirilli, 86enne di Carpi, sono imputati di truffa per una vicenda di soldi presi per pratiche fasulle per ottenere finanziamenti dall’Unione Europea. Secondo l’accusa si sarebbero fatti dare migliaia di euro da una coppia di Ravarino e da una loro vicina per due progetti risultati inesistenti.

Ieri si è tenuta udienza ma il giudice Federico Maria Meriggi ha dovuto aggiornala al 27 aprile 2017 per ascoltare nuovi testimoni di questo caso, per ora l’unico noto in provincia. Le vittime, ora parte civile (le assiste l’avvocato Roberto Ricco), vennero a sapere di un’opportunità attraverso il funzionario di un’associazione di categoria (non imputato). Nel 2013 la coppia - due modenesi, marito e moglie, rimasti senza lavoro ma con un po’ di risparmi - nella sede della Bassa dell’associazione incontrarono il funzionario che li consigliò di ricorrere a Fusco e Cirilli. Erano stati indicati come due esperti nel districarsi tra le carte per le domande e i progetti per ottenere finanziamenti a fondo perduto per nuove attività imprenditoriali con fondi da Bruxelles.

Una manna per la coppia intenzionata a mettere in piedi qualcosa. Così marito e moglie contattano i due, che si presentano come agenti niente meno che di Invitalia, l’ “Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa” di proprietà del Ministero dell’Economia. Un nome, una garanzia.

La coppia propone l’apertura di una rosticceria in un paese vicino e i due “agenti” spiegano che è fattibile ma bisogna avviare tutto l’iter. Ogni pratica costa 2mila euro. Intanto però devono andare dal notaio, aprire una Snc e una partita Iva e avviare una attività imprenditoriale. Loro li avrebbero tenuti informati dell’evolversi delle pratiche. Passano i mesi, ma i due non chiamano più. A una telefonata, rispondono che ci sono lungaggini. Poi chiedono le foto del futuro locale, un modo, dicono, per agevolare la riuscita e ottenere i soldi. Passa altro tempo. Intanto i due parlano di queste pratiche con un vicina rumena che resta entusiasta e finalmente vede l’occasione per aprire un negozio di alimentari. La donna chiama e i due arrivano. Ascoltano, ma poi le chiedono 3mila euro per accelerare la pratica. Intanto la coppia comincia a sospettare qualcosa di strano finché i due “agenti” non rispondono più alle telefonate. Scattano le denunce e viene avviata un’indagine. Invitalia smentisce che i due lavorino per loro. E alla fine vengono rinviati a giudizio per truffa, il primo difeso dal’avvocato Luigi Silvestrini e il secondo da Liborio Cataliotti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google