Gazzetta di Modena

Modena

«Un pastore attento che si impegnava per creare dialogo»

di Martina Stocco
«Un pastore attento che si impegnava per creare dialogo»

Il ricordo dei sacerdoti che lo hanno conosciuto da vicino «Sapeva ascoltare e ha dato tutto al servizio della diocesi»

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Capacità d’ascolto, servizio verso il prossimo, accoglienza. Sono alcune qualità di monsignor Benito Cocchi rimaste nel cuore di chi l’ha conosciuto. «Sono stato con lui fino alla fine - ha ricordato don Alberto Zironi, parroco di Nonantola - negli ultimi giorni si notava come si stesse spegnendo».

Un forte contrasto con la personalità solare che lui, come tanti altri, ha apprezzato nel corso degli anni. «Una sua qualità era la grande capacità d’ascolto - ha aggiunto don Alberto - era sempre al servizio degli altri. Dal 1996 al 2010 (gli anni in cui è stato vescovo a Modena) abbiamo lavorato in tante occasioni fianco a fianco».

Che ricordi ha di quelle esperienze? «In quei momenti c’era l’occasione per parlare - spiega don Alberto - e confrontarci. È sempre stata una persona sensibile e sincera. La malattia l’ha però reso assente. Gli ultimi giorni abbiamo provato a ricordare alcuni momenti vissuti assieme. Negli ultimi anni avrebbe potuto fare molto, pur essendo in pensione, ma la malattia gliel’ha impedito. La Casa del clero di Bologna gli ha riservato tanto amore e attenzione».

C’è un altro tratto che risalta: la timidezza. «Era timido - ha aggiunto don Matteo Cavani - ma anche molto umano. Era un pastore buono, una buona persona. Lo ricordo con affetto per la sua capacità di leggere le persone come sono».

I loro percorsi sono partiti quasi in simultanea, secondo un disegno della Provvidenza. «Abbiamo avuto un rapporto di collaborazione - ha aggiunto il sacerdote della parrocchia della Madonna Pellegrina - e sono stato nominato parroco una settimana prima che lui diventasse vescovo. È stato il mio primo vescovo dopo l’ordinazione da parte di monsignor Bartolomeo Santo Quadri. Abbiamo avuto un rapporto di padre e figlio. Per me è stato come una guida: era sempre molto attento alle esigenze degli altri. Mi ha incoraggiato tanto perché approfondissi gli studi a Roma. Era una persona attenta e capace».

Un sacerdote che ha iniziato il percorso con lui è don Francesco Preziosi. «Mi ha nominato diacono e sacerdote - ricorda il parroco di Guiglia - era il 13 maggio 2016. Era una persona solare, capace di ascoltare. Un pastore buono: gli devo tanto. Mi ha accompagnato verso il sacerdozio».

Le qualità di monsignor Benito erano apprezzate anche dall’ex vicario della diocesi di Modena e Nonantola: «Ricordo la sua bontà e la sua grande umanità - ha rimarcato don Paolo Losavio - ma anche la paternità e il rispetto per ogni persona. Si poneva sempre in un atteggiamento di servizio verso gli altri». Avete passato tanti anni insieme. Cosa le resta? «Sono stati 14 anni densi - ha risposto don Paolo - è difficile pensare ad anni più pieni. Era sempre ricco di idee. Scriveva omelie originali, riusciva a calare la parola del Signore dentro la vita quotidiana, come ha fatto per la “Lettera alla città”. Un testo in cui ha espresso la volontà di dare un’anima a Modena per stimolare dialogo e confronto. Professava la corresponsabilità per il bene comune».

Ottimo ricordo serba il nuovo vicario, don Giuliano Gazzetti. «Ha dato un grande servizio alla chiesa diocesana - ha spiegato l’ex parroco di Formigine - perché aveva una grande sensibilità verso le persone, i poveri, gli umili. Tutto merito di una sua predisposizione personale. Stava a contatto con le persone, svolgeva un servizio attento e puntuale verso i poveri. È stato per diversi anni presidente alla Caritas nazionale, era una persona che faceva fatica a dire di no. Il suo atteggiamento era accogliente. Durante il suo mandato c’era una grande attenzione alle esigenze della missione della chiesa. Era un pastore in contatto con le persone che frequentavano la parrocchia».

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