Gazzetta di Modena

Modena

la lettera

“Ciao Benito! Il prossimo caffè lo pago io”

di Gianni Volpi*

Ciao Benito! Correva l'anno, in fondo sempre ha da correre l'anno, era il volger del secolo… il 2000, carico di auspici e anche di atavici timori… ma in fondo un anno come tutti gli altri, trascorsi...

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Ciao Benito! Correva l'anno, in fondo sempre ha da correre l'anno, era il volger del secolo… il 2000, carico di auspici e anche di atavici timori… ma in fondo un anno come tutti gli altri, trascorsi e a venire… Mi prese allora vaghezza di raccontare la nuova, attuale allora, Modena… Da fotografo impenitente mi incuriosì indagare, documentare i visi, le persone che erano divenute parte della città, visi di colore diverso, che vedevo nell’andirivieni sul ponte della Sacca, dove in quei tempi avevo lo studio. Mi affascinava il “diverso”, non tanto in termini di folclore, tantomeno in termini di indagine sociologica. Eseguì poi alcuni test, per trovare la chiave giusta, corretta…mi interessava l’identità dei nuovi arrivati. Da cittadino mi rivolsi al sindaco di allora, Giuliano Barbolini, il quale si mostrò preso dall’idea e assieme a lui e ad alcune entità private, riuscii a portare in porto la mia idea. Scendendo dalle scale avide del Comune pensai d’istinto all’altro potere… suonai al portone dell'Arcivescovado… un gentile segretario mi fece incontrare immediatamente monsignor Benito Cocchi che si mostrò più che disponibile. Appresi allora che era membro della Cei, anche… responsabile del sociale. “Il mio uomo!”, mi dissi. E fu così che Don Camillo e Peppone si trovarono uniti a presentare la “mia”, la loro Nuova Città. Così nacque “Di volto in volto”. Seguirono poi varie telefonate al monsignore cui avevo chiesto alcune righe di presentazione. “Ma, Gianni, tu sei professore, io sono figlio di contadini, ti prego di correggermi”. “E come potrei fare appunti a sua eccellenza? Rischio la scomunica”. “Poi dammi del “tu”, mi sento ancora un parroco!”. “Del tu a Benito?! Mi fa impressione”. “Ma sai, quando nacqui io questo era il nome che andava per la maggiore e me lo ritrovai addosso senza che mio padre simpatizzasse per quello là!”. All’inaugurazione in Galleria Civica tante facce “diverse” che venivano a vedersi, proporsi ai modenesi doc. Tante mani strinse il sindaco, tante benedizioni elargì Benito. Avevo raggiunto il mio scopo, l’approccio tra culture pur lontane, ma già presenti sul nostro territorio: uomini e donne di tanti Paesi che regolarmente operavano in città. Poi riuscii a stento a offrirti qualche caffè, Benito carissimo, ma eri sempre di corsa per andare a officiare qualche messa, sempre col tuo sorriso semplice e aperto, disponibile. Mi riprometto di offrirti, in tempo dovuto, quel caffè che non ci siamo goduti… pago io!

*Fotografo

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