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La “quercia di rosa” dove la tradizione è regina della tavola

di Serena Arbizzi
La “quercia di rosa” dove la tradizione è regina della tavola

Il ristorante gestito da Gianfranco Fini e famiglia offre una cucina rigorosamente modenese

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MODENA. Ubicato in un’oasi in cui regna un’atmosfera tranquilla, a pochi passi dai ritmi frenetici della città, il ristorante “La quercia di rosa” - con rosa scritto volutamente in minuscolo - prende per mano i suoi avventori conducendoli in un viaggio nella tradizione modenese. Il locale nasce dalla passione per la ristorazione fatta di ricette nate all’ombra della Ghirlandina.

Un amore che Gianfranco Fini, classe 1938 ha saputo inculcare alla moglie Rina Molinari e ai figli. Tanto che hanno deciso di seguire il capostipite nell’avventura del ristorante collocato in via Emilia est, alle porte di Modena e a una manciata di chilometri dalla provincia bolognese, divenuto uno dei punti di riferimento per i gourmet. Gianfranco, a sua volta, apprese l’arte della cucina modenese dal grande Telesforo Fini.

Fin da giovanissimo, infatti, iniziò a lavorare presso il ristorante Fini di piazza San Francesco, in centro a Modena, perfezionando la sua professionalità fino ad diventare responsabile di alcune sale presso il prestigioso locale. «Nostro padre, mosse poi i primi passi di attività imprenditoriale in proprio nel 1962 - spiegano le figlie Eleonora e Roberta, alla guida della “quercia di rosa” - subentrando insieme al fratello Antonio nella gestione del Roxy Bar in via Emilia 206 che negli anni Settanta sarebbe diventato il bar gelateria Fini. Negli anni Ottanta, è maturata poi l’idea di ritornare al primo amore, cioè la ristorazione, ed è nata “la quercia di rosa”, punto di riferimento della ristorazione modenese».

Accanto ai locali dove vengono accolti i clienti, c’è anche l’acetaia di famiglia dove il leggendario oro nero riposa nella ventina di batterie, costituite da almeno cinque botti ciascuna. Scorrendo il menu della “quercia di rosa” si scoprono tanti blasoni della tavola modenese, come tortellini e tagliatelle fatti in casa, lo zampone che d’inverno non manca mai, piatti con aceto balsamico, nonché dolci fatti in casa, come: zuppa inglese, crostate, tiramisu, panna cotta, tortelli fritti. Lo staff varia dalle sei alle sette persone. E si può scorgere ancora il signor Gianfranco, tra i tavoli e in cucina, il quale può raccontare agli avventori la sua storia affascinante di pioniere della ristorazione.

Fritto misto all’italiana. Ingredienti per quattro persone. Per la pastella: mescolare un 1 etto farina 00, un cucchiaino olio d’oliva e acqua naturale quanto basta per ottenere una crema abbastanza liquida da fare riposare in frigo per un’ora. Le verdure sono da friggere in olio d’oliva bello caldo dopo averle immerse nella pastella: si possono usare, a seconda del gusto, melanzane a fettine, asparago lessato, cipolla a rondelle, zucchine a fettine, salvia, fiori di zucca, mela a spicchi, banana a cilindri, fragola. Nel frattempo, impanare con pane e uovo: la crema fritta, le mozzarelline, un involtino di mortadella e Emmental, funghi porcini a fettine verticali. Dose per la crema fritta: 250gr latte, 65 gr di zucchero, 50 gr di farina 00, una scorzetta limone. Procedimento: cuocere la crema bene in modo che risulti bella densa, versarla in uno stampo e stenderla in modo da avere uno spessore di 1.5 centimetri, raffreddare e impanare quando si è rappresa bene. Ogni piatto dovrà contenere uno o più pezzi a piacere di verdura, frutta, crema e involtini. Servire il fritto bello caldo.

UNA PIANTA E LA NONNA ALL'ORIGINE DEL NOME.

Non tutti lo sanno ma la “quercia di rosa” si scrive tutto minuscolo. Il nome del ristorante deriva dalla pianta più longeva tra quelle situate nel parco che costituisce un bel polmoncino verde alle porte di Modena. «Trattandosi di un ristorante a conduzione familiare situato in una bella zona ricca di verde a tutti sembrò ragionevole battezzare la nuova attività “Quercia” in onore della pianta più longeva tra quelle del parco e di Rosa in onore della amatissima nonna Rosa - racconta la famiglia Fini - Solo lo “zampino” dei pubblicitari ha poi suggerito di scrivere rosa con la erre minuscola per suscitare curiosità”.

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