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Navicello, una comunità che vive a “servizi zero” alle porte di Modena

di Gabriele Farina
 Navicello, una comunità che vive a “servizi zero” alle porte di Modena

I residenti presentano l’elenco: case che si allagano, scuolabus che non passa strade piene di buche, rifiuti abbandonati e frequenti furti negli appartamenti

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MODENA. «Zero servizi, eppure paghiamo le tasse». È la voce di una residente del Navicello. Girando nella frazione non si stringono le mani di molte persone. Quasi tutti coloro che s’incontrano, tuttavia, hanno qualcosa da segnalare. Se gli esercenti possono dirsi mediamente soddisfatti, sono i residenti coloro a sollevare le questioni più critiche. «Abbiamo il solito problema ormai tutti gli anni - ha denunciato Giuseppina Savastio - e dal Comune non fanno niente. Ogni anno andiamo sotto con l’acqua del fiume». «Tutto ciò che fanno - ha aggiunto il figlio - è mettere pietre che poi vanno sotto, alzano ancor di più il livello dell’acqua».

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Non sembra essere un problema di un’amministrazione piuttosto che di un’altra. «Abbiamo fatto presente sia a Pighi sia a Muzzarelli - ha ripreso Giuseppina - ma nessuno ha fatto niente. La situazione è pericolosa, l’acqua entra nei nostri garage, nella nostra casa e poi tocca a noi rimettere tutto a posto. All’Aipo non sembra necessario intervenire più di tanto. Ci sono zero servizi. Eppure, noi paghiamo le tasse come tutti gli altri». È il figlio a mostrare l’interno dei garage. Un lato delle pareti è stato già piastrellato. Le altre presentano evidenti segni dell’acqua anche nelle parti alte. «Cerchiamo di limitare i danni», ha aggiunto il giovane. «Sono stati rovinati dalle piene - ha ribadito la madre - che tornano di volta in volta. Poi non ci risarciscono niente».

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La giara dell’amarezza non è stata ancora svuotata del tutto. «Lo scuolabus non passa mai - ha aggiunto la donna - infatti devo accompagnare ogni volta mio figlio alle medie in macchina. Vede tutte quelle buche? (ha aggiunto indicando a terra) Siamo su una strada demaniale e più volte abbiamo chiesto al Comune di sistemarla. Non è stato mai fatto niente. Abbiamo dovuto far mettere i bidoni del pattume all’interno. All’esterno, infatti, ci scaricavano di tutto. Siamo comunque molto delusi dal Comune di Modena. Viviamo appena fuori città, ma ci sentiamo dimenticati. Loro se ne lavano le mani, sembra che Modena finisca prima della curva». Nei pressi della serpentina azzurra che divide la frazione da Nonantola c’è un uomo che ha presentato il conto.

«Dalla parte di Modena ci sono stati molti più furti che nel Nonantolano - ha raccontato l’uomo - perché dall’altra parte al massimo hanno staccato qualche rete o poco più». Qualcuno era giunto in Italia con una valigia carica di speranze e ora sta ripartendo, i bagagli pieni di delusioni. «La situazione a Modena è sempre uguale - ha denunciato Ivan Adi - tutto è rimasto come prima. In Romania si vive meglio. Nel vostro Paese ti tormentano con troppe tasse, per le partite Iva è difficile la vita, anche a Modena. A novembre mi sono entrati i ladri in casa. In Italia a rovinarti è lo Stato». Non è l’unica persona di origine straniera sul cammino. Szerenke Anghel, per esempio, è ungherese. «La zona è molto tranquilla», ha spiegato la giovane, italianizzando il suo nome in Serena. A pensarla così anche la collega Raffaella Poli. Tuttavia, c’è un “però”.

«Abbiamo presentato una richiesta scritta - ha ripreso Raffaella - per far svuotare il pattume. Sono stati anche un mese senza svuotarli e abbiamo dovuto portare la roba ai Torrazzi. Sappiamo che sarà un fatto un lavoro per la fibra ottica: speriamo che non crei problemi all’attività».

Esaurito il lato negativo, ci sono anche segnalazioni positive da parte sua. «Per il resto non ci possiamo lamentare - ha garantito la giovane donna - accanto a noi abbiamo anche un’altra attività e non ci sono mai stati problemi. L’illuminazione? A noi non crea problemi perché abbiamo il nostro impianto esterno. Anche di notte da noi si vede benissimo». La questione più grave in zona, almeno dall’attività commerciale, resta quella della raccolta differenziata. I contenitori apparivano in uno stato non diverso da quelli di molte altre zone. L’eccezione era rappresentata dal maggior numero di rifiuti abbandonati nelle vicinanze. In questo caso, tuttavia, è un problema di civiltà.

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