«Sindaci, attenti ai vostri uffici tecnici...»
L’invito del nuovo Procuratore Antimafia De Francisci: «Solo così si evita che i clan criminali entrino in questi territori»
CASTELFRANCO. È da poco più di due mesi in Emilia-Romagna, ma sa bene come si combatte la criminalità organizzata. Era nel pool Antimafia guidato da Falcone e a Palermo, sua città natale, non ha dato quartiere ai clan mafiosi. Lui è il nuovo Procuratore generale Antimafia Ignazio De Francisci che ieri, tra una battuta e un’analisi, ha voluto lanciare il suo invito ai sindaci del territorio dal tavolo del quinto festival Aut-aut contro le mafie: «Controllate gli uffici tecnici per impedire che i clan entrino nei vostri territori».
Frizzante, simpatico ma con la consapevolezza di chi sa che anche in Emilia-Romagna non potrà esimersi dalla lotta al crimine organizzato: «Rispetto alla Sicilia - ha esordito - l’Emilia-Romagna è un altro mondo. È una realtà socialmente ed economicamente avanzata ma che si deve difendere dalla contaminazione delle mafie. In questa regione la presenza dei clan mafiosi non può essere paragonata a un piccolo tumore da estirpare, non è un foruncolo che una volta schiacciato è sconfitto. È un pericolo vero e diffuso. L’inchiesta Aemilia ha dimostrato che il coinvolgimento dei piccoli politici è già ben avviato».
E proprio sulle condanne arrivate nella prima trance di processi, quelli con il rito abbreviato, dell’inchiesta Aemilia, sottolinea come «i giudici abbiamo inflitto pene adeguate al reato che si è commesso. Dobbiamo però evitare - ammonisce - che quello che questo non si ripeti altrove».
Sulla possibilità invece che l’accusa ascolti nuovamente Giuseppe, detto Pino, Giglio, il super pentito di Aemilia, rimane abbottonato: «Non posso entrare nel merito. L’accusa ha in mente la sua strategia e la porterà avanti». No comment anche sulla possibilità che dalle dichiarazioni di Giglio, che aveva parlato del fatto che Bianchini per lavorare doveva ungere determinati ingranaggi, possano emergere nuovi sviluppi d’indagine: «Non posso entrare nel merito dell’inchiesta. Noi tra l’altro siamo organo di secondo grado e non ci occupiamo delle indagini».
Poi dal tavolo dei relatori ammonisce i sindaci: «Devono controllare gli Uffici tecnici perché le mafie gli utilizzano come porte per entrare all’interno di un territorio e gestirlo. Diciamo che è uno dei varchi d’ingresso della mafia. So che la legge Bassanini, che per me andrebbe abolita, lega le mani ai politici ma quello che invito a fare è controllare, essere vigili e poi in caso denunciare anomalie».
Mentre sulla possibilità che il clan dei Casalesi sia ancora presente a Castelfranco glissa ponendo l’accento sul fatto che «ci sono stati processi che hanno portato a delle condanne. Quindi possiamo dire solo che è questo è un bene».
Ieri è stato anche il giorno in cui l’osservatorio della legalità è passato dalla carta alla realtà. Presentato, all’interno del quinto festival Aut-aut contro le mafie, il regolamento, approvato dal Consiglio comunale all’unanimità, diventa il principale strumento per la lotta all’illegalità generale e alle mafie in un territorio, quello di Castelfranco, che ha conosciuto da vicino la malavita organizzata con il clan dei Casalesi. Una presentazione avvenuta di fronte proprio di fronte a Ignazio De Francisci. «I pilastri su cui si fonda sono le quattro “c” - spiega l’assessore alla legalità Giovanni Gargano - conoscenza, consapevolezza, collaborazione e coraggio. L’osservatorio non scimmiotterà gli investigatori delle serie televisive ma servirà come punto di riferimento in cui invitati permanenti saranno le forze come ascoltatori. Voglio così rompere il muro di omertà che crea i presupposti per l’infiltrazione mafiosa. Non vogliamo che le persone si girino dall’altra parte pensando a quanto sono state fortunate che non sia toccato a loro. Noi non rimaniamo seduti a lamentarci ma agiamo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
