Edmondo Berselli e il lato romantico
Forum Monzani gremito per la serata dedicata al giornalista “Canzoni” fa emergere un aspetto inedito del personaggio
«Non c'era niente che lo incuriosisse come le canzoni». Sono le parole del giornalista Andrea Scanzi, utilizzate per ricordare l'intellettuale modenese Edmondo Berselli. Il giornalista e scrittore è scomparso nel 2010. Era originario della Bassa modenese, precisamente di Campogalliano. Nel 1976 divenne correttore di bozze alla casa editrice bolognese Il Mulino. Dieci anni dopo il debutto come giornalista alla Gazzetta di Modena. Ieri pomeriggio è stata a lui intitolata la sala eventi della libreria Ubik ai piedi della Ghirlandina, dove è scomparso l’11 aprile di sei anni fa. Il racconto di Andrea Scanzi è proseguito veloce sempre a Modena. Il giornalista era ospite venerdì sera sul palco del Forum Monzani. Ad accompagnare la digressione c'era anche il musicista e attore Giulio Casale. Non a caso, quindi, il libro scelto per la serata commemorativa s’intitola “Canzoni. Storia dell'Italia leggera”. Un’opera scritta da Berselli e ispirata dalla sua passione per la musica. «Pubblicato nel 1999, “Canzoni” doveva essere un libro politico - ha spiegato il giornalista de Il Fatto Quotidiano - ma è diventato altro. È, infatti, un “libretto” sentimentale, romantico. La personalità di Berselli era apparentemente burbera e con questo testo rischiava di scoprirsi eccessivamente». Il tema principale è la musica, soprattutto quella leggera. A parlare sono le canzoni stesse, quelle che hanno caratterizzato diverse epoche della storia d'Italia. L’intervallo temporale è racchiuso in quasi mezzo secolo. Si passa dagli anni Cinquanta fino a agli anni Novanta. Qual è l'obiettivo del libro? «Raccontare il Paese - ha sottolineato Scanzi - attraverso le canzoni leggere, appunto. Lo stile utilizzato è ironico, privo di retorica, zigzagante». Suddiviso in sei capitoli, ogni parte rappresenta una struttura a sé stante. In ogni capitolo lo scrittore si focalizza su un cantante o una coppia di cantanti, a parte quando parla di Lucio Battisti. Al cantante vengono dedicati due capitoli, quelli centrali. Ogni intervento o racconto è intervallato dalle note della chitarra suonata da Casale e dalle canzoni, le stesse di cui si parla nel libro. L’autore modenese riconosceva nella musica un valore formativo, propedeutico, quasi premonitorio. «Secondo Berselli - ha proseguito Andrea Scanzi - le canzoni sono forti, sono in grado di cambiare le sorti di una società, sono lo specchio o lo “specchietto” della società stessa, la colonna sonora di un'intera generazione. A volte, sono addirittura l'anticipazione del futuro». Così si parte con “Le mille bolle blu” di Mina, poi Celentano, Battisti e Mogol, fino ad arrivare a Baglioni, Vasco Rossi e Max Pezzali degli 883. Un vero e proprio excursus musicale degli ultimi decenni.
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