Il saluto a don Benito Il vescovo: «Da lui un esempio di carità»
Duomo gremito per i funerali dell’ex arcivescovo Cocchi L’impegno per i bisognosi ha contraddistinto il suo operato
«Don Benito è salito al cielo con una schiera di amici riconoscenti».
È il cuore del messaggio di don Erio a monsignor Cocchi. L’ultimo saluto all’ex vescovo di Modena giunge ieri mattina in Duomo. L’atmosfera è raccolta, le emozioni sono tante come le presenze. Tanti i piccoli gesti, riconoscenti e silenziosi, come l’azione del religioso di Minerbio tanto amato dai modenesi. Come una rosa bianca donata da una donna che si aggiunge ai mazzi posti accanto e di fronte alla salma. Le letture invitano alla speranza. «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta - ascoltano i fedeli dagli Atti degli Apostoli - ma avrete forza dallo Spirito Santo». Il Vangelo richiama all’Ascensione del Signore, celebrata oggi dalla Chiesa. «Don Benito è salito al cielo atteso e scortato da una schiera di amici - riprende don Erio nell’omelia - riconoscenti per la sua bontà. Scortato, soprattutto, dai tanti poveri ed emarginati da lui assistiti anche personalmente: vedeva la ricchezza del Signore là dove molti scorgevano problemi e miserie».
Non è un caso che, poco dopo, il vescovo riconoscerà in lui un modello. «Vorrei imitarlo nella sua informalità, nel non attaccarsi agli aspetti appariscenti, nella sua semplicità - spiega don Erio, terminata la funzione - coltivata quotidianamente nel servizio alle persone bisognose. Non l’ha mai sbandierato, ma faceva spesso servizio alle case della carità. È la sua caratteristica che mi ha sempre colpito di più».
Una sfida anche per il suo operato. «Vogliamo vedere non soltanto i bisogni delle persone - riprende il vescovo - ma anche le persone nel bisogno». Un tratto in cui don Benito sembrava aver aperto la strada al pontefice. «In un certo senso il vescovo Benito ha anticipato alcuni tratti del magistero di Francesco - assicura don Erio - nell’insistenza sulla missione e anche nell’attenzione particolare all’attenzione alle persone svantaggiate. Sono i “poveri”, non soltanto le persone senza i beni materiali, ma spesso sono le persone carenti di affetto, di valori».
La vita può presentare “porte scorrevoli” attraverso cui si passa dalla gioia al dolore, dalla ricchezza alla miseria, dall’energia alla debolezza.
È lo stesso don Erio a ricordarlo, citando due «foto» con il vescovo passato a miglior vita. La prima è del 1980, la seconda di pochi giorni fa. Nell’una don Benito è «un uomo dalla fede profonda e concreta, di grande spirito e intelligenza, vivace ed arguto, colto e umilissimo, innamorato di Cristo e della Chiesa, che serviva con grande energia». Nella seconda è un uomo segnato dalla malattia, ma in qualche modo sereno. «La vigilia della sua morte - aggiunge il vescovo - ho potuto pregare per mezz’ora al suo capezzale. Guardando il suo viso, sofferente ma disteso, ho pensato a quante persone avevano incrociato quel volto, ricevuto una parola e un sorriso, raccolto un’attenzione da parte sua». Così la vita di ogni persona «si snoda tra queste due foto: esperienze in cui siamo padroni di noi stessi, pieni di energie - continua don Erio - ed esperienze in cui siamo consegnati ad altri e viviamo il tempo della quiete e del silenzio». Un commosso applauso accompagna l’uscita dal duomo di don Benito. Le spoglie torneranno in Duomo, il suo spirito è nel cuore dei modenesi.
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