L’omaggio dei fedeli in chiesa: «Una vita dedicata agli altri»
Un abbraccio accogliente. È il tributo riservato dai fedeli (modenesi e non) a don Benito Cocchi, ex vescovo di Modena. I ricordi? «Bellissimi e dolci», concordano cittadini, religiosi e politici....
Un abbraccio accogliente. È il tributo riservato dai fedeli (modenesi e non) a don Benito Cocchi, ex vescovo di Modena.
I ricordi? «Bellissimi e dolci», concordano cittadini, religiosi e politici. In una parola: amici. «Non s’è mai risparmiato - ricorda il diacono Mimmo - e riceveva le persone dalla mattina alla sera. Era sempre disponibile verso i poveri, i malati. Da quando è andato a Bologna è mancato tanto, tanto, tanto. Rivedo la sua semplicità in don Erio: non voleva essere chiamato eccellenza, era molto affabile, molto alla mano. Inoltre, spesso parlava molto a braccio, fuori dagli schemi».
Una similitudine riscontrata da Barbara, volontaria che segue pellegrinaggi a Lourdes. «L’abbiamo conosciuto durante un pellegrinaggio - spiega la donna - ci è stato vicino. Era una persona disponibilissima, sempre sorridente. Credo che i tratti in comune con il vescovo siano la semplicità e la cordialità». Don Erio, il diretto interessato, ride per il paragone, riconoscendo in lui un modello.
Ci sono altri due “colleghi” modenesi che ricordano don Benito con affetto. «Ci siamo sempre intesi molto bene - aggiunge don Lino Pizzi, vescovo di Forlì e allora parroco di Nonantola - era sempre molto disponibile. Monsignor Cocchi cercava gli ultimi, gli emarginati, i sofferenti. Don Erio ha altre doti che lo rendono simile alla gente». «Ha offerto la sua intelligenza - riprende don Enrico Solmi, vescovo di Parma - e la sua capacità di dialogo. Negli ultimi tempi era un uomo diverso, ma fedele al suo ministero». «Era un punto di riferimento per tutti».
A parlare è don Paolo Losavio, il “suo” vicario. È suo il discorso prima che i sacerdoti sollevino la salma e la portino fuori dal Duomo. Tante le qualità e gli esempi citati di don Benito. «Ha fatto capire che la missione è il modo di essere cristiani», cita don Paolo, ricordando l’introduzione delle Lettere alla città. I verbi con cui si può riassumere l’attività del vescovo salito al cielo sono tre: ascoltare, condividere, annunciare.
«L’annuncio non può essere efficace - riprende l’ex vicario - senza l’ascolto e la condivisione». Non serve battersi il petto, ma agire nel silenzio. «Bisogna portare la vita nella messa - ribadisce don Paolo - e la messa nella vita». Un modo per entrare nel cuore delle persone. «Ricordo la vicinanza alla comunità - conclude Stefano Vaccari, parlamentare ed ex sindaco di Nonantola, di cui don Benito era abate - e le iniziative di solidarietà innovative. Era una persona molto capace di interpretare il sentimento della sua comunità». (g.f.)
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