Laura Ferrari sopravvissuta all'incidente in Spagna: «Finalmente a Modena, l'incubo è quasi finito»
La studentessa ferita nell'incidente in Spagna dove si trovava per Erasmus, ricoverata al Policlinico circondata dall’affetto degli amici
MODENA. Sono "complessivamente buone" le condizioni di Laura Ferrari, la ventitreenne studentessa di Giurisprudenza all'Università di Modena e Reggio Emilia rimasta coinvolta e ferita nell'incidente automobilistico del 20 marzo scorso, nei pressi di Tarragona, in Spagna.
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E' quanto si legge in una nota del Policlinico di Modena dove è rimarrà "alcuni giorni per predisporre il piano terapeutico". Le condizioni di salute della giovane, spiega Giorgio De Santis, direttore della struttura complessa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico emiliano, "sono complessivamente buone, gli interventi eseguiti in urgenza all'Ospedale di Tarragona prima e a Barcellona poi, hanno dato buoni risultati. Attualmente permangono esiti cicatriziali in regione del cuoio capelluto e del volto che necessitano di ulteriori cure e trattamenti per ottenere una stabilizzazione biologica".
«Sono stata molto male, certo, ma ormai mi sento fuori». Laura Ferrari ha preso possesso del suo letto al Policlinico da poche ore, ma la sua stanza è già piena di persone. Tra parenti ed amici è un andirivieni continuo, tanto che qualcuno deve aspettare in sala d’attesa. Due guardie, messe a piantonare la sua porta per tenere lontani gli estranei, regolano il flusso, lasciando entrare tre persone per volta.
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Dopo quasi cinquanta giorni all’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, a Barcellona, Laura è tornata in Italia. In teoria doveva essere un segreto, ma la voce si è sparsa in fretta e quando è atterrata all’aeroporto Marconi di Bologna, intorno alle 11 di ieri mattina, ha trovato anche le telecamere.
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Alla fine nessun volo speciale, come si era ipotizzato in un primo momento, ma una semplice business class, «per viaggiare più tranquilla». Poi in macchina verso Modena, dove l’attende anche il professor Giorgio De Santis, direttore della Struttura complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva. «Il quale - spiegano in una nota dall’Unimore - in tutte queste settimane è rimasto costantemente in contatto con Jaume Masia, il clinico spagnolo che ha avuto in cura Laura, che lo ha tenuto aggiornato sulla sua situazione sanitaria e sulle decisioni terapeutiche intraprese». Un’accoglienza particolarmente apprezzata dalla studentessa modenese e dai familiari: «Sono molto felice della collaborazione instaurata tra gli ospedali. De Santis è stato molto carino e ha risposto con calma e pazienza ad ogni mia domanda, anche quando gliele facevo due volte».
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Certo, non tutto è finito. «Al momento non so dire per quanto ancora dovrò rimanere in ospedale», spiega quando gli amici glielo chiedono. Un primo quadro dovrebbe uscire oggi dalla conferenza stampa indetta dall’Unimore, durante la quale interverranno anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il suo assessore alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi. Di certo c’è che il calvario è ancora lungo, anche se si può dire, incrociando le dita, che il peggio sia alle spalle. «Dovrò fare ancora molti esami», spiega Laura, e con ogni probabilità nel suo futuro ci sarà qualche altro intervento. Poi, anche una volta dimessa, sarà costretta a sottoporsi frequentemente ad una serie di controlli e a prestare un’attenzione particolare ai batteri. Nonostante questo, però, è fiduciosa. «Sono stata molto male, è vero, ma ora mi “sento fuori”».
L’umore sembra alto, almeno nelle conversazioni con gli amici. Laura scherza, ride, si aggiorna su quello che è successo qui. «Ditemi anche voi come state - li esorta - se no parlo solo io». Tra una battuta e l’altra ripercorre anche le fasi dell’incidente, il coma, il lento recupero e la lunga degenza nella modernissima struttura di Barcellona. Anche lì l’affetto non le era mancato, tra chi è volato in Catalogna per starle vicino e le frequenti visite dei suoi compagni d’Erasmus. Proprio loro pochi giorni fa le hanno regalato un piccolo album di foto, che ora troneggia sul comodino di fianco a qualche mazzo di fiori. Sfogliandolo si ripercorre il primo mese dell’esperienza spagnola, tra foto e lunghe dediche in inglese. Immagini del Festival La Mercé, in placa de Sant Jaume, della carbonara fatta provare da Laura alle sue amiche, dei viaggi. L’occhio si ferma sull’istantanea che la ritrae in compagnia di Elise, la ragazza belga che per prima l’ha soccorsa e che verrà sicuramente a farle visita. «L’ha invitata anche l’università, voglio farla conoscere alle mie amiche». Anche se, non si sa mai, potrebbero pure ritrovarsi a Barcellona. L’intenzione di tornare nella capitale catalana, infatti, Laura l’ha già espressa a più riprese. «Si, appena possibile vorrei trascorrere un po’ di tempo là, forse un mese o più, in quella città sono stata molto bene. E poi unÈ capitolo della mia tesi è incentrato sui rapporti giuridici tra UE e la Catalogna»
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