Studenti messaggeri di salute
Progetti di educazione alimentare e prevenzione per 14mila ragazzi
Quattordicimila studenti modenesi coinvolti in questi anni in tecniche di rianimazione cardiopolmonare e in educazione alimentare. Un buon bilancio per Conacuore, il Coordinamento degli Amici del cuore, con sede a Modena, che nei giorni scorsi ha tenuto il suo 18° Congresso nazionale. Uno dei temi più cari all'associazione è la prevenzione delle malattie cardiovascolari che passa inevitabilmente dall'alimentazione. Migliaia di studenti, dunque, che si trasformano in potenziali messaggeri di buone pratiche presso le proprie famiglie: «Mamma, perché mi fai mangiare queste schifezze, la maestra a scuola ha detto che fanno male al cuore…». Sono 7 milioni i cardiopatici nel nostro Paese, il 12,5% della popolazione, con un trend in aumento se si considera il totale delle malattie metaboliche, con in testa il diabete, o l'ipertensione silente, tutti figli di un'alimentazione sbagliata e della vita sedentaria cui sono condannati bambini e ragazzi negli ultimi anni. Ed è proprio dagli anni dell’“età bambina” - come ama definirla Gianni Spinella, presidente di Conacuore - che occorre intervenire per abituare i bambini a corretti stili di vita e di alimentazione. L'Oms, ricorda Conacuore, fa presente che «l'86% dei decessi e il 75% della spesa sanitaria nell'Europa comunitaria sono da attribuire a patologie derivanti dalle cattive consuetudini di vita che spesso si strutturano nell'età scolastica». Nelle scuole peraltro non mancano esempi che confliggono con i buoni obiettivi: la presenza discutibile di distributori automatici di merendine e di bibite zuccherate è spesso accompagnata dalla constatazione che buona parte del ricavato della vendita dei prodotti viene incassata dalle scuole e distribuita al personale. Succede anche questo. In Italia il 10% della popolazione è obeso e il 40 in sovrappeso. «Occorrerebbe un'azione di medio-lungo periodo - spiega Spinella - la sfida per l'attuale classe dirigente è quella di investire sulle giovani generazioni, ad iniziare dall'età scolare». Ecco perché Conacuore propone di avviare il primo progetto per la costruzione di una reale cultura della prevenzione, a partire dal 2016, nelle scuole di ogni ordine e grado, operando, possibilmente attraverso i Ptof - i nuovi piani triennali dell'offerta formativa - sui fattori di rischio comuni alle maggiori patologie croniche: cioè a quelle che producono più decessi, più malati cronici, più ricoveri, più afflizioni alle persone e ai bilanci socio-sanitari del Paese e di ogni Regione. Il progetto, aggiunge Spinella, «può e deve essere misurabile nei suoi effetti: a distanza di un quinquennio si verificherà se il numero dei fanciulli in sovrappeso e obesi - oggi uno su tre è in sovrappeso e uno su dieci diventa obeso, comincerà a calare in modo significativo. Secondo step a 10 anni. E così via fino al ventesimo anno, quale meta del primo Progetto nazionale di prevenzione primaria sulle cronicità. Ogni step dovrà servire anche ad aggiustare il tiro. Insegnare la prevenzione ai nostri figli vuol dire farla entrare nelle case. Ma la politica è capace di spendersi in progetti i cui risultati non si vedono entro la data delle più vicine elezioni…?».
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