«Dehors, per dodici anni autorizzazioni irregolari»
Silvia Gaiba dell’ufficio di tutela stanga il Comune: «Ben 115 strutture su 146 non erano a norma. Entro la fine del mese arriveranno 36 permessi urgenti»
«Nel gennaio scorso - spiega per la prima volta Silvia Gaiba, funzionaria della Soprintendenza di Bologna-Modena - quando abbiamo iniziato a lavorare con l’attuale amministrazione sul tema dei dehors all’aperto abbiamo trovato una situazione che ci avrebbe imposto di ricorrere alla Procura della Repubblica. Pressoché tutti gli spazi esterni, oltre 115 sui 146 totali, non erano mai stati autorizzati dalle precedenti amministrazioni fin dal 2004. In quell’anno entrò in vigore il codice dei beni culturali. Gli esercenti in attesa comunque stiano tranquilli, tutto sarà autorizzato entro la fine di maggio». Parole chiare che pesano come macigni e arrivano da una istituzione contro un’altra istituzione.
Il Comune oggi presenta in consiglio comunale il nuovo regolamento sui dehors dopo che nei giorni scorsi sono state anche recepite alcune considerazioni dell’opposizione e proprio nelle stesse ore la Soprintendenza decide di scendere in campo. L’ufficio di tutela non ha gradito che per giorni politici e associazioni di categoria si siano scagliati contro il suo operato relativo al mancato arrivo delle autorizzazioni per gli “esterni” alle soglie dell’estate. Solo ora si viene a sapere di una situazione, spiegano in soprintendenza, «illegale, tanto che quando l'attuale giunta ci ha chiesto la proroga delle concessioni per i dehors abbiamo dovuto mettere in chiaro che così non le avremmo mai date. Ma negli ultimi mesi abbiamo lavorato bene insieme ai tecnici comunali».
Partiamo dall’inizio, ai tempi delle giunte Pighi.
«A gennaio il Comune ci ha chiesto le proroghe delle strutture esterne per 146 esercizi: abbiamo analizzato la situazione e visto che a 31 di essi erano state date le concessioni prima del 2004, ossia quando l'articolo 10 del Codice beni culturali non c’era. La normativa ora infatti dice che gli spazi aperti, come le piazze, ove insistono le strutture esterne per la somministrazione di bevande e cibi, sono di interesse storico-artistico. Quindi ci deve essere l’autorizzazione della soprintendenza».
Ma il Comune era consapevole di questa situazione?
«Era consapevole, ma l’attuale giunta non è colpevole avendo ereditato una situazione passata. Abbiamo però dovuto trovare una soluzione definitiva perché altrimenti avremmo appunto dovuto fare una denuncia alla Procura. Abbiamo optato per la collaborazione con l’ente locale responsabile della vicenda».
Come avete operato?
«Abbiamo deciso di liquidare le situazione precedente l’assenza della legge del 2004: quindi 31 dehors sono stati autorizzati subito, ora vedremo che accadrà quando quei singoli esercenti chiederanno la proroga perché le concessioni ovviamente scadono».
E gli altri?
«Dovevamo attendere di avere un regolamento: la firma tra la soprintendente Paolozzi Strozzi - che ha coordinato tutta l’operazione - e il sindaco Muzzarelli c'è stata il 5 maggio. Non mi paiono tempi lunghi visto che a fine mese avremo esaurito la pratica. Delle 115 situazioni post 2004 che abbiamo dovuto analizzare non tutte le abbiamo prese in carico ora, l’abbiamo fatto solo per quante erano in scadenza di concessione. Sono le pratiche per nove strutture stagionali e per ventisette annuali».
Cosa avete prescritto?
«Non tutte rispondono ai requisiti presenti nel regolamento, per questo abbiamo dato indicazioni precise: ora avranno tre anni di tempo per mettersi in regola. Non mi pare un atteggiamento da Signor No come qualcuno dice».
Qualche esempio di situazioni errate nei bar?
«Nomi non ne faccio, ma ci sono locali che hanno le botti fuori in centro storico e questo non è esteticamente congruo con il decoro urbano. Anche le fioriere non vanno bene perché vanno mantenute pulite dal singolo esercente che non sempre toglie cartacce e sigarette buttate dalla gente. Addirittura c'è un bar che voleva mettere un tappeto di juta, troppo pericoloso».
E chiudere sedie e tavoli con le catene va bene?
«Certo se si può meglio mettere all'interno tutto alla sera, altrimenti si possono impilare le sedie chiudendole con una catena leggera. C'era qualcuno che le legava addirittura ai pilastri dei portici... Ma le cose ora migliorano, grazie al lavoro del mio collega Leonardo Marinelli e dei funzionari comunali Macchioni, Giovanardi, Cerfogli e Lugli oltre all'assessore Rotella».
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