Gioco d’azzardo: le vittime saranno curate a Festà
Inaugurazione col presidente della Regione: «Nuove norme per piaga sociale» Gli esperti: «21mila persone in Emilia rischiano di entrare in questo tunnel»
MARANO. Una comunità per curare le vittime del gioco d'azzardo. Si è trasformata in questo, dopo un'opportuna ristrutturazione, la struttura di recupero per tossicodipendenti fino a due anni fa attiva a Festà. L'inaugurazione si è svolta alla presenza del presidente della Regione Stefano Bonaccini, del sindaco di Modena e presidente della Provincia Muzzarelli e del sindaco di Marano Emilia Muratori. «In questo momento - ha spiegato Mila Ferri, dirigente area dipendenze patologiche della Regione - nella in Emilia-Romagna circa 21.000 persone rischiano di entrare nel tunnel del gioco d'azzardo. Nel solo 2015, nei nostri punti d'accesso, abbiamo avuto 1300 ingressi. La nostra azione si sviluppa su due binari: la cura dei malati da un lato e il rispetto delle regole dall'altro. Anche perché legate a questo business spesso ci sono anche organizzazioni criminali».
Ha confermato l'importanza del problema anche il governatore Stefano Bonaccini che ha ricordato come nel 2013 l'Emilia-Romagna sia stata la prima regione ad approvare una legge contro il gioco d'azzardo: «In questo momento - ha dichiarato Bonaccini - stiamo lavorando nella conferenza Stato-Regioni per introdurre nuove norme, come l'obbligo di lontananza delle slot-machine dai luoghi più sensibili. Ed entro l'estate entrerà in vigore un bando regionale da 150.000 euro che i Comuni potranno destinare alle attività commerciali che rinunceranno alle macchinette».
La piaga del gioco d'azzardo colpisce in maggioranza uomini di mezza età che finiscono per perdere tutto: risparmi, lavoro ed affetti più cari. E secondo Muzzarelli la crisi non ha fatto che ingigantire il problema: «Nel 2008 in Emilia la disoccupazione era al 3%, l'anno scorso era all'8.4%. La tensione sociale fa cadere molti nella tentazione di prendere scorciatoie di guadagno e affermazione. Ma le scorciatoie portano nel burrone. L'unica possibilità che abbiamo è agire come comunità e dare insieme risposte a una società che sta cambiando».
Molto soddisfatta per l'inaugurazione il sindaco Emilia Muratori: «Questa struttura fa parte della storia del nostro Comune e siamo orgogliosi che venga usata ora per una piaga oggi così diffusa e drammatica come la ludopatia. Nelle prossime settimane verrà inaugurata nel territorio dell'Unione anche una casa-rifugio per le donne vittime di violenza, a testimonianza di come ci stiano a cuore i problemi legati al sociale».
La comunità sarà gestita dall'Associazione “Centro sociale papa Giovanni XXIII”, attiva nel settore a partire dal 2000. «Oggi - ha spiegato il presidente della onlus Matteo Iori - assistiamo a un continuo aumento del fenomeno, con un'esplosione di proposte e di pubblicità. È indispensabile rendersi conto della gravità del problema e agire di conseguenza».
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