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Integra, lo strumento coop per riconquistare appalti

Integra, lo strumento coop per riconquistare appalti

Il presidente Onorato svela numeri e progetti della società nata dal crollo del Ccc: «I soci sono 119, 50mila addetti, lavori per 2 miliardi: possibile fusione con Cns»

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L’Auditorium Unipol di Bologna ha ospitato ieri l’assemblea dei soci del neonato Consorzio Integra", voluto dal movimento delle cooperative emiliano romagnole per cercare di rilanciare la propria penetrazione nei settori dell'edilizia, dell'impiantistica e dei servizi.

Proprio l’integrazione in questo consorzio fra coop di produzione lavoro e coop di servizi è la base per rilanciarsi sul mercato da tempo in crisi delle costruzioni. Uno strumento importante per accedere più facilmente ai nuovi appalti, resi complessi per le piccole realtà dopo il nuovo Codice nazionale voluto dal governo. Presentato poco più di un mese fa a Milano, il Consorzio Integra ha riunito ieri i soci, salutati in avvio dal governatore Stefano Bonaccini.

Integra è il nuovo progetto industriale promosso dal consiglio di gestione del Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni travolto da una crisi pesantissima: Integra ne affitta un ramo d'azienda, quello della acquisizione degli appalti.

I numeri di Integra confortano i cooperatori in vista delle difficili sfide: 119 soci, tre dei quali finanziatori (Coopfond, il Fondo mutualistico di Legacoop, oltre alle società Pegaso e Cooperare con 12 milioni di euro; collaborano anche Unipol e altre banche) per un capitale sociale totale di 42 milioni. Fra i soci più importanti anche la Cmb di Carpi. Ma ci sono anche 50.000 addetti diretti e indiretti, così come un portafoglio lavori di due miliardi per un giro d'affari complessivo attorno ai sei miliardi. Tra i lavori già acquisiti, come ha spiegato il presidente Vincenzo Onorato (affiancato da Adriana Zagarese come vicepresidente), ci sono quelli del People Mover di Bologna, ereditati dal Ccc, e del Global Service bolognese. C’è poi la prospettiva della fusione tra Integra e il Cns (Consorzio Nazionale Servizi), anche se dopo la sanzione dell'antitrust (110 milioni lo scorso gennaio) inflitta a quest'ultimo, insieme ad altre coop, l'operazione si è arenata. «L'integrazione col Cns? Siamo apertissimi a discuterne ma queste cose si fanno in due», ha detto Onorato, che ha aggiunto: «L'obiettivo minimo è mantenere la quota di mercato nelle costruzioni e aumentare quella nei servizi. Il Ccc l'anno scorso è arrivato primo per acquisizioni in Italia, nonostante le difficoltà del mercato. Ora il 2016 si sta presentando con criticità più importanti rispetto al recente passato: tra partenze stentate e potenziale sospensione di appalti integrati alla luce del nuovo Codice degli appalti, rischiamo veramente una contrazione».

«Sulle costruzioni non ci saranno più le quote degli anni scorsi, non per tutti almeno; con la nuova legge regionale sull'urbanistica insediamo il saldo zero, non è che non si costruirà più ma lo si farà in modo rigenerativo», ha detto Bonaccini. Parole condivise da Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop, che ha detto : «La bolla immobiliare si è portata dietro un calo del 90% delle concessioni edilizie e il blocco di appalti pubblici sulle grandi opere. Con conseguenze tragiche sull'occupazione. Bisogna riposizionarsi, non torneranno i vecchi volumi sulle costruzioni».

Tra i numeri del Consorzio Integra quelli dei compensi del Consiglio di sorveglianza, organismo di controllo preventivo dove siedono i presidenti delle coop socie: in tutto si arriva a 152mila euro.

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