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«L’Unione cresce ma non cambia»

«L’Unione cresce ma non cambia»

A Castelfranco primo incontro pubblico per spiegare l’ingresso nel Sorbara

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CASTELFRANCO. «Cosa cambierà per noi cittadini?». Questa è la domanda posta ieri sera a Castelfranco, durante un'apposita serata di approfondimento, ai sindaci dell'Unione del Sorbara da parte dei suoi abitanti, che, entro luglio, comprenderanno anche quelli dei territori di San Cesario e Castelfranco. Proprio Castelfranco, essendo la realtà più popolosa, farà la parte del leone nella nuova unione a sei Comuni: sarà la nuova sede dell'ente, e a livello politico sarà rappresentata da nove consiglieri, sindaco escluso. Cambiamenti radicali, tanto che la consigliera della Lega Nord castelfranchese, Cristina Girotti Zirotti, in coda alla serata, ha chiesto ai sindaci dell'Unione se non temessero in qualche modo l'ingresso dei due nuovi territori nell'ente. «Si teme ciò che non si conosce - ha risposto Maurizia Rebecchi, sindaco di Ravarino e presidente dell'Unione - Già su alcuni temi eravamo abituati a ragionare a livello di distretto, che comprende anche Castelfranco e San Cesario, e il passaggio di alcune funzioni dai Comuni all'Unione è positiva». Le forze di cui si occuperà l'Unione, in particolare, saranno i servizi informatici, la protezione civile, la polizia municipale e lo sportello unico delle attività produttive. Quello della polizia municipale è stato il tema più sentito dal pubblico, proveniente da più parti dell'Unione: «Non vorrei che si passasse da una situazione in cui i cittadini hanno i servizi sotto casa a una in cui questi vengono tolti e spostati altrove», paventa un abitante di San Cesario. Sia Rebecchi che il sindaco di Castelfranco Reggianini hanno detto che non vi saranno riduzioni di personale, da questo punto di vista, anzi: «Andare in Unione significa poter mantenere costante il numero di agenti in caso di sostituzioni, cosa non più possibile da attuare a livello comunale. In Unione, inoltre, è possibile pensare a una migliore organizzazione del servizio. Finora il criterio dei presidi ha funzionato, permettendo da un lato la difesa del territorio e dall'altro la copertura nel caso di occasioni o eventi particolari».

Enrico Vincenzi

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