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Lamp, i lavoratori salgono sulle barricate

Lamp, i lavoratori salgono sulle barricate

San Prospero. Annunciati 25 esuberi e c’è tanta incertezza sul futuro. I dipendenti invocano il titolare

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SAN PROSPERO. Uno sciopero che ha visto una forte adesione, quello di ieri mattina davanti alla sede della Lamp, storica azienda del paese leader nel biomedicale che pochi giorni fa ha annunciato un concordato per 25 esuberi.

L’impresa, che conta circa 140 dipendenti e altri 40 nell’altra sede Lamp 2, da diversi anni vive una forte crisi finanziaria che ha portato alla cassa integrazione per i dipendenti e ad una “latitanza” del titolare Enrico Vincenzi, che, come sostengono i dipendenti presenti al presidio, non si farebbe vivo da diverso tempo ormai.

«Ci sentiamo abbandonati - racconta un’impiegata - questa situazione va avanti da cinque anni e lui si è fatto vedere rare volte: mandava sempre qualcun altro. Ci ha lasciato soli e adesso siamo arrabbiati e delusi».

La Lamp è sempre stata un pilastro imprenditoriale del paese da più di trent’anni e ci sono dipendenti che sono cresciuti in azienda, maturando anche 25 anni di lavoro. Adesso hanno paura del licenziamento. «Se l’azienda chiude, e purtroppo sarà quello che succederà, cosa facciamo? Io ho più di 40 anni, chi mi prende a lavorare? Certo, per lui non è un problema, non si fa neanche vedere, siamo noi che ci rimettiamo il lavoro».

I problemi finanziari, sostengono i dipendenti, sembrano essere arrivati dopo la costruzione del grande magazzino dietro lo stabilimento, che avrebbe innalzato i costi a cui è seguito l’investimento in Serbia, dove è stata fondata la Lamp East. «Da quando sono fatti questi investimenti l’azienda è entrata in crisi - racconta una dipendente - Pensiamo sia questo il motivo, anche se nessuno ci ha mai messo la faccia e spiegato per filo e per segno cosa stesse succedendo».

Inoltre, come raccontano i lavoratori, già qualche mese fa, presso lo stabilimento Lamp 2, erano stati fatti dei tagli e 8 “volontari” si erano sacrificati lasciando il posto di lavoro con una buonuscita, che oggi, anche volendo, non sarebbe più disponibile. Altro grande disagio sono le ferie, tuttora congelate e lo stipendio, che dal primo maggio sarà dei due terzi rispetto a quello percepito fino ad aprile.

Lo sciopero è stato indetto dal sindacato Filctem/Cgil e dalla Rsu proprio per chiedere la revoca dei licenziamenti, come spiega il sindacalista Roberto Righi, presente allo sciopero: «Vorremmo che si revocassero i licenziamenti e noi faremo la nostra parte e presenteremo un piano credibile che possa salvare la dignità del lavoro e dei dipendenti». Dignità che i dipendenti non vogliono perdere anche se lo sconforto e la rabbia hanno preso il sopravvento: «Siamo arrabbiati e delusi, era una delle aziende leader e adesso ci ritroviamo a rischio lavoro, non è giusto».

Serena Fregni

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